Ottant’anni dal voto che cambiò l’Italia, raccontato da chi c’era | Luciana Romoli a Tgcom24: "Alle urne le donne piangevano di felicità"
Nel ricordo della partigiana bambina la memoria viva di un giorno diventato simbolo di libertà, partecipazione e rinascita democratica
di Marta Di Donfrancesco© Ansa
Il 2 Giugno 1946 l’Italia si presentò davanti alle urne come ci si presenta davanti a una soglia: con le ferite ancora aperte, la memoria della guerra sulle spalle e negli occhi il desiderio ostinato di ricominciare. Quel giorno, nelle mani di milioni di uomini e, per la prima volta nella storia d’Italia, anche delle donne, una scheda divenne molto più di un segno tracciato sulla carta: fu una promessa, una scelta di futuro, il primo respiro di una democrazia che tornava a parlare con la voce del popolo.
A ottant’anni da quella data, il voto del 2 Giugno resta una luce accesa nella storia italiana. Raccontarlo significa tornare a quel momento sospeso in cui un Paese stanco ma vivo decise di rialzarsi, affidando alla partecipazione il compito di trasformare il dolore in speranza. E significa, soprattutto, dare voce a chi quella stagione l’ha attraversata, custodendone emozioni e paure.
Tra queste voci c’è quella di Luciana Romoli, diventata staffetta partigiana a soli 11 anni e adesso conosciuta come "nonna Luce", il suo nome di battaglia, memoria preziosa di un tempo in cui votare non era un gesto scontato, ma una conquista: il segno concreto di un’Italia che imparava di nuovo a scegliere. Romoli, 16enne al momento dello storico voto con il quale l’Italia si lasciò alle spalle la monarchia e scelse la Repubblica, ricorda bene l'atmosfera di quel 2 Giugno del 1946.
"Mia madre aveva combattuto, era una partigiana. Lei aveva fatto moltissime riunioni di caseggiato", ovvero incontri clandestini o di quartiere che, durante la Resistenza, venivano organizzati nei cortili, nelle case private o nelle cascine. Nei giorni prima di andare al voto, "tutte le donne venivano convocate in una casa, anche da mia madre a Casal Bertone (quartiere di Roma, ndr). Qui insegnavano alle donne a votare, avevano dei facsimili. E poi gli dicevano: Non vi mettete il rossetto, perché se sporcate la scheda la annullano", ricorda Luciana Romoli.
"È stata una cosa grandiosa, perché poi le donne sono andate a votare tranquillamente, anche contro la volontà dei mariti, perché alcuni di loro erano d'accordo, ma c'erano anche dei mariti che non volevano assolutamente che le mogli prendessero parte all'attività politica. Le volevano a casa a fare le casalinghe", racconta con emozione. "Questa è stata una grande vittoria. Non c'è stata una donna che non sia andata a votare: tutte le donne di Casal Bertone hanno votato per la prima volta e molte piangevano dalla gioia, dalla felicità. Si sentivano importanti".
"Con orgoglio", afferma Luce, "rivendico il ruolo delle donne nella Resistenza, perché il diritto al voto non ce l’hanno regalato, ma l'abbiamo conquistato con la nostra partecipazione alla Resistenza. In questi ottant'anni di Repubblica non abbiamo mai smesso di lottare. Abbiamo conquistato tanti diritti", afferma, "ma ancora molto rimane da fare".
