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Rovigo, lʼinfermiera che ha salvato il neonato abbandonato: "Porti il mio nome, ti terrei con me ma..."

La 35enne Giorgia Cavallaro che con lʼequipe del 118 ha prestato i primi soccorsi al piccolo ha scritto una lunga lettera al "Corriere del Veneto": "Posso solo sperare di incontrarti di nuovo, in futuro"

Gli ha tagliato il cordone ombelicale e lo ha tenuto stretto tra le sue braccia nella corsa disperata dell'ambulanza verso l'ospedale di Rovigo. A quel neonato abbandonato a Rosolina Mare hanno poi dato il suo nome, Giorgio. Ora l'infermiera 35enne Giorgia Cavallaro, dell'equipe del 118 intervenuta nei soccorsi, prende carta e penna e al Corriere del Veneto affida una lettera indirizzata al piccolo. "Non ho chiuso occhio pensando a te, - scrive, - spero che leggerai queste parole, sono il racconto del tuo primo giorno di vita e del perché porti il mio nome". "Ti terrei con me, - aggiunge, - ma so che sarai forte e spero di rivederti in futuro".

La lettera al neonato"Io posso raccontarti in che modo sei entrato nella mia vita, perché già so che non ne uscirai mai più", esordisce la soccorritrice nella lettera per il piccolo Giorgio, abbandonato dopo il parto in una sacca all'ingresso di un cimitero. "Ho 35 anni e lavoro come infermiera nel Pronto soccorso della Casa di cura Madonna della Salute, di Porto Viro, sembrava una mattina come tutte le altre - prosegue il racconto. - Poi è arrivata quella telefonata: 'C’è un bambino abbandonato, non si muove, è morto'".

In sei minuti l'ambulanza è giunta sul posto indicato e la prima notizia era che il bimbo piangeva: era vivo. "Avevi i piedini e le manine gelati, - è il ricordo di quei momenti, - abbiamo alzato il riscaldamento al massimo. Dopo aver tagliato il cordone ombelicale, ti ho preso in braccio e ti ho posato al mio petto".

"Il suono della sirena ti ha dato uno scrollone, ti sei messo a piangere. Hai aperto gli occhi, - continua l'infermiera, - mi hai guardata, ti ho fatto una carezza e immediatamente hai cercato di succhiare il dito. Avevi tanta fame. In dodici anni di servizio, non avevo mai provato delle emozioni così intense".

"Ce la farai a diventare grande, a dispetto di chi non voleva", rassicura la 35enne che si lascia andare a una confidenza: "Ho riflettuto su cosa possa spingere qualcuno ad abbandonare un neonato e non ho trovato risposta, ma in fondo, l’unica cosa che conta è che presto avrai una mamma e un papà che ti vorranno bene. Ho anche pensato che quella mamma vorrei essere io che non ho figli. Purtroppo so che non sarà possibile: l’iter per le adozioni è lungo e complicato e c’è qualcuno che ti sta aspettando da molto più tempo di me".

"Posso solo sperare di incontrarti di nuovo, in futuro", è la conclusione.

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