LA STORIA

Trento, pensionato aiuta un amico per pochi giorni: l'Inps gli chiede quasi 19mila euro

Il tribunale ha accolto il ricorso e imposto al'’istituto di limitare il recupero alla sola somma legata ai giorni effettivamente lavorati

06 Set 2026 - 09:30
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Aveva accettato di sostituire per pochi giorni un ex collega nelle consegne per fargli un favore. Un pensionato per sette giorni di lavoro aveva ricevuto come compenso 189 euro, ma l'Inps ha avviato il recupero di quasi 19mila euro, pari a un'intera annualità di pensione. Il giudice del lavoro ha fermato la trattenuta integrale, ritenendo che l'attività svolta dal pensionato dovesse essere qualificata come lavoro subordinato e non come lavoro autonomo occasionale e che questo non significava che l'istituto potesse recuperare l'intera annualità della pensione.

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La vicenda

 La storia, riportata dal Corriere del Trentino, riguarda un ex dipendente di una società di trasporti che, dopo il pensionamento avvenuto nel 2021, aveva accettato di effettuare alcune consegne per sette giorni al posto di un amico. Il compenso ricevuto era stato estremamente contenuto: complessivamente 189 euro, attraverso due bonifici. A fronte di quella cifra, però, l'istituto previdenziale aveva chiesto la restituzione di 18.908 euro, sostenendo che il pensionato avesse percepito redditi da lavoro incompatibili con il trattamento pensionistico.

Il lavoro svolto per sostituire un ex collega

 Nel 2022 un ex collega gli aveva chiesto una mano per sostituirlo temporaneamente a causa di un problema personale. Il pensionato aveva effettuato alcune consegne in giornate distribuite tra maggio e settembre, per un'attività estremamente limitata. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, nei documenti l'attività risultava però come lavoro subordinato. Una circostanza che il pensionato, secondo la ricostruzione della vicenda, non avrebbe conosciuto al momento della prestazione. La questione è emersa soltanto successivamente. Nel gennaio 2024 l'Inps aveva avviato un primo accertamento, arrivando inizialmente a quantificare una somma da recuperare superiore ai 41mila euro. In seguito l'importo è stato ricalcolato e nel settembre 2025 al pensionato è stato notificato il provvedimento definitivo per 18.908 euro. La richiesta corrispondeva, di fatto, alla restituzione di un'intera annualità della pensione. Per il pensionato si è quindi resa necessaria la strada giudiziaria.

La decisione del giudice del lavoro ha ridimensionato in modo significativo la pretesa dell'Inps. L'eventuale trattenuta dovrà infatti essere limitata al periodo effettivamente interessato dall'attività lavorativa e, in particolare, al compenso percepito per i giorni di lavoro contestati. Nel provvedimento, il giudice ha posto l'accento anche sulle conseguenze concrete di una restituzione integrale della pensione. Secondo il ragionamento riportato nell'ordinanza, non sarebbe proporzionato applicare la perdita di un'intera annualità quando l'attività lavorativa si è concentrata in un periodo molto più breve. Il principio richiamato è quello della tutela della dignità personale e sociale, oltre che dell'autonomia individuale del pensionato. La perdita totale della pensione per un anno, a fronte di pochi giorni di lavoro e di un compenso molto ridotto, rischierebbe infatti di incidere pesantemente sulle sue condizioni economiche.

L'Inps dovrà limitare il recupero

 La decisione stabilisce quindi che l'Inps non possa trattenere un anno intero di pensione. L'eventuale somma da recuperare dovrà essere commisurata esclusivamente all'attività lavorativa effettivamente svolta e al relativo compenso, secondo i criteri indicati dal giudice. Inoltre, le somme eventualmente già trattenute dovranno essere restituite.

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