La sentenza

Dopo vent'anni di lavoro a Roma viene trasferita a Jesi, si dimette subito e chiede la Naspi: no del tribunale

Secondo la dipendente sarebbe stato impossibile percorrere la strada tra casa e la nuova sede, ma per i giudici non c'è giusta causa 

23 Lug 2026 - 10:34
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Aveva lavorato per vent'anni in un'azienda di Roma, salvo poi essere improvvisamente trasferita nella sede di Jesi, nelle Marche. Uno spostamento indigesto, tanto che poi soli cinque giorni la dipendente aveva deciso non solo di rassegnare le proprie dimissioni per giusta causa, ma di chiedere anche la Naspi, motivando la scelta di andarsene con le difficoltà logistiche legate agli spostamenti tra l'abitazione, vicino alla capitale, e il luogo di lavoro. Ma per i giudici, la lavoratrice non avrà diritto all'indennizzo per la disoccupazione.

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Il trasferimento repentino

 Una storia (e una sentenza) destinata a far discutere, raccontata dal Corriere Adriatico e che ha per protagonista una donna il cui ricorso al tribunale di Velletri è stata respinta. Dipendente di una società attiva nella manutenzione di bombole a metano per auto e autobus con sede a Roma, era stata assunta nel 2003. Nel 2024, tuttavia, l'azienda le aveva comunicato il trasferimento allo stabilimento di Jesi. Ma qui è rimasta per soli cinque giorni effettivi di lavoro prima di presentare le dimissioni per giusta causa. Troppi, secondo la dipendente, i chilometri da percorrere per arrivare in ufficio partendo dalla sua casa di Pomezia, Roma. 

Il no dell'Inps

 Non secondo l'Inps, che infatti aveva immediatamente respinto la richiesta della donna di percepire la Naspi. Da qui il ricorso in tribunale, che però ha rigettato le istanze dell'ormai ex lavoratrice confermando la decisione dell'istituto di previdenza. Secondo i giudici, infatti, il trasferimento non avrebbe reso impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro. Pur riconoscendo i costi e i tempi di un viaggio quotidiano tra Pomezia e Jesi, il tribunale ha sottolineato come la donna avrebbe potuto alloggiare in città o nei dintorni.

Niente giusta causa, niente Naspi

 Una soluzione che però la dipendente non aveva preso debitamente in considerazione e dunque nemmeno valutato nella sua effettiva sostenibilità economica. A pesare sulla decisione dei giudici, ci sarebbe anche la rapidità delle dimissioni, arrivate dopo soli cinque giorni: un periodo ritenuto troppo breve per provare a gestire la situazione. Il tribunale ha quindi considerato volontarie le dimissioni, escludendo la giusta causa e il conseguente diritto alla Naspi. Per la donna, anche la doppia beffa: dovrà anche pagare 3.300 euro di spese legali. 

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