I fatti di corso como

Studente accoltellato a Milano, giustizia riparativa anche per i tre minorenni

Al procedimento era già stato ammesso Alessandro Chiani, il 19enne condannato a 20 anni per aver sferrato i fendenti contro Davide Cavallo

04 Ago 2026 - 21:27
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Hanno chiesto e ottenuto l'accesso al percorso di giustizia riparativa i tre minorenni che lo scorso 12 ottobre, in corso Como a Milano, avevano rapinato e accoltellato Davide Cavallo, lo studente bocconiano che in quella brutale aggressione ha successivamente riportato lesioni permanenti.

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Un percorso per prendere coscienza

 Da quanto emerge dalle trascrizioni dell'udienza che si è tenuta davanti al gup minorile lo scorso 9 luglio, dopo Alessandro Chiani, il 19enne condannato a 20 anni di reclusione per aver materialmente sferrato i due fendenti allo studente, anche i tre giovani del branco (due in comunità e il terzo ancora al Beccaria) hanno avuto accesso al procedimento. Che non si sostituisce a quello penale, ma lo affianca in un percorso che permetterà agli aggressori di prendere piena coscienza dell'accaduto e delle sue conseguenze.

"Mi facevo schifo"

 Per loro, a settembre, prenderà il via il programma vero e proprio che dovrebbe dare la possibilità di prendere davvero coscienza della gravità di quello che è accaduto portarli a fare riflessioni che, per dirla con le parole del giudice, "vanno un po' più in là rispetto al mero 'mi dispiace, sono tanto pentito'". Riflessioni che oltrepassano le dichiarazioni rilasciate finora, "ho sbagliato ad avergli dato due calci", ma anche i mea culpa "per non aver fermato l'amico" che infieriva sulla vittima. Così come i racconti, una volta in carcere, dei "sensi di colpa continui" al punto che "non dormivo, non mangiavo, mi facevo schifo".

Le riflessioni dei tre aggressori

 I tre giovani, nel rendere l'interrogatorio, per il pm hanno mantenuto un atteggiamento sulla difensiva con scuse "un po' preparate, un po' formali". Per questo è stato suggerito loro di sfruttare la pausa estiva per riflettere ulteriormente per arrivare a intraprendere anche la strada, sul fronte penale, che porta alla cosiddetta messa alla prova. Qualche passo in questo senso i tre ragazzi lo hanno fatto, come si evince in alcuni passaggi del loro esame: "Ho provato a mettermi nei panni di Davide, per capire anche cosa ha passato in questi mesi", ha detto uno di loro, aggiungendo di aver compreso di aver avuto "tanta responsabilità quella sera". Perché le "azioni che avrei potuto fare avrebbero potuto evitare tutto questo". Invece "ho fatto la cosa più facile che era seguire il gruppo, seguire i miei amici, anziché fare la cosa giusta che era aiutare Davide".

"Davide? È veramente forte"

 Un altro ha raccontato di essere stato male una volta entrato in carcere. "Non dormivo, non mangiavo, avevo sensi di colpa continui, mi facevo schifo". E poi ancora: "Ho sbagliato a dargli due calci, ma penso che la mia colpa maggiore sia stata non aiutarlo". Il ragazzo che è ancora in carcere ha invece chiesto tempo per proseguire il lavoro che porta alla presa di coscienza. Ma ha parlato di Davide come di un tipo "molto forte, perché dopo quello che gli ho fatto, che gli abbiamo fatto, lui è riuscito in qualche modo a vedere la cosa positiva anche in quella negativa".

In aula dopo l'estate

 Si ritorna dunque in aula il prossimo 2 settembre. In quella data comincerà il percorso di giustizia riparativa a cui, dicevamo, è già stato ammesso anche Chiani, il 19enne condannato a 20 anni di reclusione.

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