Rossella Ugues

Dodicenne suicida per colpa dell'algoritmo, i genitori fanno causa ai social: "Non possiamo essere soli a combattere questa dipendenza"

La madre della ragazza, Irene Roggero, attacca Meta e TikTok: "Le sue stesse ricerche finivano per perseguitarla, intrappolandola in una gabbia emotiva"

15 Mag 2026 - 10:49
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Rossella Ugues insieme alla madre, Irene Roggero © Da Facebook

Rossella Ugues insieme alla madre, Irene Roggero © Da Facebook

Se togli social e dispositivi "condanni tuo figlio a essere isolato, se non lo fai non riesci a proteggerlo dai pericoli che nascondono". Irene Roggero conosce bene i danni della rete, soprattutto quella dei social: Rossella Ugues, 12 anni, era finita in una "trappola esistenziale", tanto da arrivare a togliersi la vita nel febbraio 2024, nella sua casa di Asti. Una "trappola" fatta di reel, di post e di consigli dell'algoritmo che alimentavano la sua depressione, proponendole contenuti su autolesionismo e immagini gotiche. Per questo, i genitori della giovane - insieme ad altre famiglie - hanno deciso di portare Meta e TikTok in tribunale

"Pochi giorni prima di togliersi la vita, Rossella si era iscritta al Gioco delle Insicurezze. Funziona così: bisogna cerchiare gli attributi di sé che non piacciono. Lei, ad esempio, aveva cerchiato la sua risata. Si era costruita questa realtà dentro sé che non corrispondeva alla percezione degli altri. Non le piaceva il suo sorriso, ma lo abbiamo scoperto dopo, quando io e mio marito ci siamo inoltrati nel suo mondo segreto fatto di immagini, reel e ricerche ossessive in rete", ha raccontato la mamma di Rossella a La Stampa. "Eppure, tutti i suoi amici, i suoi compagni di scuola, ricordano la sua bellissima risata. Cristallina, vera".

Roggero definisce la dipendenza da algoritmi e navigazioni, sviluppatasi e aumentata in sei mesi, "come una malattia fulminante", davanti ai quali lei e il marito si sono trovati "senza armi". I genitori, aggiunge la donna al quotidiano piemontese, "non dovrebbero essere dei carcerieri", ma degli "educatori che accompagnano i figli nel percorso della vita". Ma anche chi conosce bene la rete e i computer, come la coppia, non sempre riesce a trovare il modo di evitare i rischi dell'uso distorto della tecnologia e della rete sociale virtuale. La preoccupazione più grande della donna, afferma, è "che i genitori si ritrovino soli, incapaci di mettere un freno all'uso ossessivo di smartphone e applicazioni. Rossella sembrava drogata dai social. E quando era senza, magari a seguito di una punizione, si comportava come un tossico in crisi di astinenza. Ed è in questa fase che i genitori restano impotenti". 

Quella presentata da una decina di famiglie al tribunale di Milano è la prima causa civile di questo tipo in Italia. La richiesta dei genitori è di sospendere tutti gli account di minorenni finché non saranno messe in campo le giuste misure per verificare l'età. E perché nessun altro cada in questa trappola, che Roggero definisce "esistenziale", è quindi necessario "regolare e l'uso dei dispositivi elettronici, soprattutto per tenere lontani i nostri figli dal mondo senza controllo a cui danno accesso. Servono dei limiti di età. Un confine". "Una battaglia difficile da combattere per i genitori, da soli", quella contro i social e la dipendenza che provocano, "perché non possono essere specialisti in tutto. Ormai anche i bambini che frequentano le scuole elementari hanno gli smartphone. Se togli i dispositivi condanni tuo figlio a essere isolato, se non lo fai non riesci a proteggerlo dai pericoli che nascondono".

Rossella, aggiunge Irene Roggero, "purtroppo, aveva una tristezza di fondo che la portava a fare ricerche caratterizzate da aspetti depressivi. E gli algoritmi hanno assecondato le sue ricerche. Interpretando i suoi interessi, le proponevano in continuazione contenuti dal forte impatto emotivo. Alimentando le sue fragilità. Infatti abbiamo scoperto alcune ricerche che avevano a che fare con il suicidio, anche con parole modificate, con lettere mancanti o sostituite da simboli". E proprio le sue stesse ricerche, alla fine, l'hanno perseguitata, "intrappolandola in una gabbia emotiva" dalla quale la piccola Rossella non è più uscita. 

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