Ranucci potrebbe essere sentito dai pm | Lavitola resta in carcere, il gip respinge la richiesta di domiciliari
Il Gip: "Da Lavitola dichiarazioni fumose e senza alcun riscontro". L'imprenditore: "Chiesi solo di sparare alcuni colpi contro la villetta di Sigfrido"
Il giornalista Sigfrido Ranucci sarà ascoltato dalla procura di Roma come persona informata sui fatti dell'attentato ordinato dall'amico e faccendiere Valter Lavitola. La decisione è arrivata dopo l'analisi del cellulare e del pc di Lavitola. Ma l'attività tecnica sui device, filtra dagli inquirenti, durerà alcune settimane e al momento quindi una eventuale audizione del conduttore di Report potrebbe essere calendarizzata non prima di settembre. Lavitola, intanto, resta in carcere: il gip respinge la richiesta di domiciliari.
Gli sviluppi della vicenda
L'atto istruttorio si renderebbe necessario alla luce degli sviluppi investigativi, a cominciare dalla confessione fatta dall'imprenditore che davanti al gip, nell'ambito dell'interrogatorio di garanzia, ha ammesso di essere stato il mandante dell'attentato dell'ottobre scorso e di averlo compiuto con l'obiettivo "di fare alzare i livelli di scorta di Ranucci oggetto di numerose minacce". Ai gip, il direttore del quotidiano L'Avanti ha confessato che l'attentato contro il giornalista doveva avvenire con "modalità diverse". Lavitola, è emerso, aveva ordinato agli autori materiali di esplodere "quattro o cinque colpi di pistola verso il muro" della villetta del conduttore di Report a Pomezia, centro vicino Roma. Inizialmente, quindi non doveva essere una bomba. Dopo il blitz dinamitardo dell'ottobre scorso - in base a quanto si apprende - l'indagato non avrebbe comunque avuto nulla da ridire ritenendo lo scoppio di un ordigno rudimentale comunque di "valore dimostrativo".
No ai domiciliari per Lavitola
In base a quanto emerso, la Procura di Roma ha fatto sapere che darà parere negativo in merito alla richiesta di domiciliari avanzata al gip dal difensore di Lavitola al termine dell'interrogatorio di garanzia durante il quale ha confessato di essere il mandante dell'attentato al giornalista. La richiesta dell'avvocato difensore di Lavitola, Sergio Cola, si basa - a suo dire - sulla "ammissione di responsabilità" di Lavitola e la conseguente collaborazione con gli inquirenti. Inoltre per il legale mancherebbe a questo punto il rischio di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga. Ma Lavitola resta in carcere.
Il Gip: "Da Lavitola dichiarazioni fumose e senza riscontro"
"Dichiarazioni fumose, assolutamente generiche e prive di qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro". Lo scrive il gip di Roma nell'ordinanza con cui ha confermato il carcere per Valter Lavitola. Il giudice cita il parere negativo della Procura alla scarcerazione affermando che il movente raccontato da Lavitola è "inverosimile" ma "anche in contraddizione con quanto emerso dalle indagini: Lavitola asserisce che, poco prima dell'attentato, aveva appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti del Ranucci a opera dell'intelligence israeliana causato dal servizio realizzato da Report sulla vicenda del cantiere navale "Vittoria". Tale notizia lo avrebbe fortemente preoccupato per le sorti dell'amico, spingendolo a realizzare l'attentato del 16 ottobre scorso". Un dato definito dalla procura "privo di riscontro". Il gip afferma che l'indagato "pur ammettendo di essere il mandante dell'azione delittuosa, ha cercato di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell'organizzazione dell'azione criminosa, negando di essere a conoscenza delle modalità - aggiunge - di esecuzione concretamente messe in atto, negando di avere svolto il sopralluogo in data 15 settembre 2025 e ha offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell'interesse della persona offesa e non anche per fini personali". E ancora: "le dichiarazioni rese in merito al ruolo svolto nell'organizzazione dell'atto intimidatorio appaiono contraddette dalle risultanze in atti che inducono, allo stato, a escludere che Clesio Tavares possa avere assunto autonome iniziative in merito alle concrete modalità di esecuzione dell'azione delittuosa o, quantomeno che in merito a tali iniziative, l'indagato non abbia dato il suo preventivo consenso", scrive il giudice. Inoltre con riferimento alle dichiarazioni in merito al movente, si legge nell'ordinanza "oltre a condividersi la incoerenza, evidenziata dal pubblico ministero, nella ricostruzione offerta dall'indagato, il quale avrebbe sollecitato" un giornalista di Report "a ricercare i responsabili dell'azione delittuosa proprio in quell'ambiente da cui aveva tentato, seguendo la sua tesi, di mettere al riparo la sicurezza di Ranucci compiendo l'atto intimidatorio- deve, peraltro, evidenziarsi che trattasi, allo stato, di dichiarazioni fumose, assolutamente generiche e prive qualsivoglia indicazione concreta suscettibile di riscontro". Infine, quanto al rischio del pericolo di fuga, "è indubbio che Lavitola abbia una rete di contatti in Italia e all'estero che gli consenta con estrema facilità, di allontanarsi dal territorio italiano e far perdere le sue tracce".
Legale Ranucci: "Non avrebbe mai immaginato che un amico arrivasse a tanto"
"Sigfrido Ranucci mai avrebbe potuto immaginare, e penso nessuno, che un amico potesse arrivare a tanto. Di fronte alle evidenze di questi ultimi giorni allo sgomento si aggiungono i dubbi su quale possa essere il disegno reale di una tale azione criminale e pericolosa". Lo afferma l'avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. Il penalista aggiunge che "lascia sgomenti tanto pensare che una persona in rapporti di amicizia anche con i rispettivi familiari possa essere autore di un attentato di questo genere (esplosivo da cava a elevato potenziale collocato sulle autovetture alimentate a gas in prossimità di una abitazione, ed in quel momento era presente in casa la figlia di Ranucci) tanto il dichiarato movente ossia far proteggere meglio il giornalista, già ben scortato e da anni dalla polizia di stato. Movente inutile ed evidentemente rassicurante rispetto alle aggravanti allo stato contestate dalla Procura della Repubblica, la cui credibilità è tutta da verificare e da valutare rispetto a contesti e finalità diversi", afferma.
