Piangeva, si lamentava del dolore, implorava di smetterla. Niente di tutto questa è bastato a fermare la badante dal picchiare e insultare un'anziana, affetta da disabilità e da grave deterioramento cognitivo, di cui avrebbe dovuto prendersi cura. Niente, se non l'arrivo dei carabinieri di Arquà Polesine, che hanno arrestato - su disposizione della Procura di Rovigo - la donna, un'italiana sulla sessantina, ponendola agli arresti domiciliari. L'accusa, basata sulle prove acquisite dalle indagini dell'Arma, è di maltrattamenti aggravati ai danni di persona anziana non autosufficiente affidata alle sue cure.
Quando è iniziata
Sevizie e maltrattamenti sarebbero iniziati lo scorso aprile. Per almeno sei mesi, la donna avrebbe sottoposto l'87enne - non deambulante e totalmente dipendente dall’assistenza altrui - a maltrattamenti fisici e verbali: urla ripetute, ingiurie, bestemmie e aspri rimproveri, intimazioni di tacere e di stare ferma, percosse con schiaffi, colpi al corpo, tirate di capelli. Tutto questo era diventata la quotidianità dell'anziata, costretta a subire "un abituale regime di sopraffazione e sofferenza fisica e morale", come spiega la Procura di Rovigo. La badante, prosegue la nota, non si sarebbe fermata "nonostante le ripetute richieste dell’anziana di fare piano e di smettere di picchiarla, nonché nonostante le sue manifestazioni di dolore e il pianto".
L’allerta di vicini e familiari
A dare l'allarme prima di tutti sarebbero stati i vicini dell'anziana, che hanno poi avvisato i familiari della vittima. Le indagini, condotte su delega e coordinamento della Procura di Rovigo dai carabinieri di Arquà, hanno consentito di acquisire diversi elementi a danno della lavoratrice. Gli inquirenti hanno sentito parenti e vicini della vittima come persone informate sui fatti e hanno ricevuto le conferme di cui avevano bisogno per procedere dalle intercettazioni ambientali.
