Spari al 25 Aprile, confessa il 21enne fermato | Anpi: deriva estremistica | La Brigata Ebraica: non è uno di noi
Eithan Bondi è accusato di tentato omicidio e detenzione di armi. "Sono della Brigata ebraica" avrebbe detto agli agenti
È stato fermato dalla Digos Eithan Bondi, il giovane che il 25 Aprile ha sparato contro Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano, una coppia di attivisti Anpi, a Roma. L'aggressione, con una pistola ad aria compressa, è avvenuta nei pressi di parco Schuster. Il giovane è stato individuato grazie a un fotogramma estrapolato dalle telecamere di sicurezza della zona. Nell'immagine si distinguono chiaramente uno scooter Honda Sh bianco e un casco integrale scuro con segni particolari. Il movente sarebbe quello già ipotizzato, ovvero il fatto che entrambe, al momento dell'aggressione, portassero al collo i fazzoletti dell'Associazione partigiani. Bondi ha confessato
Avrebbe dichiarato di far parte della "Brigata ebraica"
Il fermato avrebbe dichiarato di far parte della Brigata Ebraica. Fra le immagini acquisite dagli inquirenti ci sarebbero, oltre a quelle dello scooter, anche quelle dei momenti in cui il giovane avrebbe sparato. La stessa Gabrieli, psicologa di Aprilia, militante di Sinistra Italiana come il compagno, aveva raccontato di aver visto il ragazzo in scooter "fermarsi e puntare" contro di loro con il braccio teso una pistola e quindi aprire il fuoco. Una ricostruzione che ha spinto i pm a contestare i reati di tentato omicidio e di detenzione di armi.
Sgomento nella Comunità ebraica
"Il fermo di un ragazzo iscritto alla Comunità Ebraicaci riempie di sgomento e indignazione. La Comunità Ebraica di Roma condanna e si dissocia senza riserve da qualsiasi forma di violenza antidemocratica. Esprimiamo piena solidarietà e vicinanza ai feriti, Rossana Gabrieli e Nicola Fasciano". Lo ha dichiarato Victor Fadlun presidente della comunità ebraica di Roma. "In una fase così tesa, rivolgiamo un appello alle forze politiche e alla società civile a evitare ogni strumentalizzazione che possa alimentare l'odio e generare nuova violenza", ha concluso Fadlun.
"Oltraggio usare il nostro nome"
"Provo orrore e condanno nella maniera più risoluta, e senza alcuna giustificazione, chiunque si permetta di usare il nome della Brigata Ebraica per compiere atti di violenza". Così in una nota Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, ha dichiarato sul fermo di Eitan Bondì. "La Brigata Ebraica ha combattuto per la libertà e la dignità umana. Strumentalizzarne il nome per giustificare o coprire comportamenti violenti è un oltraggio alla sua memoria e a tutti coloro che si sono sacrificati sotto quella bandiera". Il direttore ha poi confermato che non ci sono membri della Brigata Ebraica che rispondono al nome del giovane fermato. "Ci riserviamo inoltre di adire le vie legali contro tutti quelli che usano e useranno il nome della Brigata Ebraica per accostarlo a questo atto vergognoso" ha concluso.
L'allarme estremismo
"Non può sfuggire a nessuno l'estrema gravità della vicenda. Da tempo assistiamo a una deriva estremistica e intimidatoria di parte di alcuni esponenti della Comunità ebraica di Roma. In passato più volte dirigenti nazionali Anpi hanno ricevuto minacce e lettere intimidatorie dalla sigla GSE (Gruppo Sionistico Giovanile) e da altre sigle. Ma se dalle parole si passa alle pistole cambia tutto". A lanciare l'allarme è l'Anpi che in una nota chiede "alla magistratura non solo di appurare l'esistenza di eventuali mandanti dell'aggressione armata avvenuta a Roma, ma anche di aprire un'inchiesta su tali presunti gruppi paramilitari presenti nella Comunità ebraica romana".
