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Lizzano, rosario "contro la legge sulla transomofobia": scoppia la protesta e il sindaco difende i manifestanti

Nella parrocchia del Tarantino una preghiera "per i valori della famiglia". Lʼintervento del sindaco che intima ai carabinieri di "prendere chi è in chiesa, non chi protesta per la libertà"

Manifestanti fuori dalla chiesa armati di bandiere arcobaleno. È successo a Lizzano, in provincia di Taranto, dove la comunità Lgbt ha voluto rispondere all'iniziativa giudicata omofoba della parrocchia di San Nicola. Il prete aveva infatti organizzato un rosario di preghiera "per bloccare l'ingiusto e perverso disegno di legge contro l'omotransfobia". All'arrivo dei carabinieri, che hanno cercato di schedare i giovani riuniti in protesta, è intervenuto il sindaco Antonietta D’Oria. Il primo cittadino ha preso le parti della comunità Lgbt, intimando alle forze dell'ordine di "prendere quelli che stanno dentro", riferendosi ai parrocchiani, "perché questa preghiera è una vergogna per un paese democratico come Lizzano".

Il ritrovo di preghiera - Il "rosario per la famiglia" era stato annunciato con un post sui social, poi rimosso. Secondo quando scritto dal parroco, lo scopo era quello di invocare l'intercessione divina contro l'approvazione del ddl Zan. L'annuncio è subito rimbalzato su Facebook, fino ad arrivare all'autrice bestseller Francesca Cavallo, autrice del libro "Storie della buonanotte per bambine ribelli'" e originaria proprio di Lizzano.

 

I carabinieri contro i manifestanti - Mentre all'interno della chiesta i fedeli si trovavano riuniti, nella piazza antistante decine di persone si sono radunate per protestare contro l'iniziativa giudicata omofoba. Armati di bandiere color arcobaleno e rispettosi delle misure anti-Covid,

 

"Proprio il 14 luglio, Giornata Internazionale della visibilità delle persone non binarie, qui si è pregato per un’eteronormalità che vuole schiacciare il diritto alla differenza e alla libertà di orientamento", ha dichiarato il presidente di Arcigay Taranto Luigi Pignatelli,

 

A quel punto è proprio il parroco ad allertare i carabinieri, senza però interrompere il momento di preghiera. Al loro arrivo, le forze dell'ordine hanno iniziato a identificare i manifestanti presenti. 

 

 

Il sindaco: "Prendete chi è dentro, non chi protesta per la libertà" - A difendere la comunità Lgbt ci ha pensato il sindaco di Lizzano Antonietta D’Oria. Arrivato sul posto, si è subito schierato dalla parte dei manifestanti, bloccando il lavoro dei carabinieri. "Questo è un diritto di tutti", è intervenuto il primo cittadino, "se dovete identificare le persone per motivi di sicurezza, iniziate da quelli che sono all'interno della chiesa, perché questa preghiera è una vergogna per Lizzano". 

 

Il sindaco ha poi condiviso un post sulla sua pagina Facebook in cui prende le distanze dall'iniziativa della parrocchia, suggerendo che "i motivi per riunire una comunità in preghiera sono ben altri rispetto alla possibilità di tutelare l'orientamento sessuale di tutti i cittadini"

 

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