E' in corso a Pordenone il processo a una donna accusata di concorso in tentata violenza privata. La vittima è il dirigente scolastico della scuola del figlio della donna, all'epoca dei fatti di appena cinque anni. Secondo l'accusa a scatenare la donna sarebbero state due note disciplinari sul registro elettronico. In base alle indagini il genitore avrebbe poi contattato il preside pretendendo delle scuse, in caso contrario gli avrebbe fatto del male.
La ricostruzione
Nel 2023 il figlio della donna frequentava la "primina": in classe il bambino si sarebbe rivolto alla supplente dicendole che se avesse ricevuto altri compiti le avrebbe tirato addosso la borraccetta di Spiderman. A quel punto la docente diede due note sul registro elettronico per richiamare all'ordine l'alunno.
Nei giorni successivi la madre del minore inviò una e-mail alla maestra per chiederle di rimuovere quel provvedimento. Non avendo ricevuto risposta, la donna chiese di parlare con il preside, senza ottenere però la cancellazione delle note dal registro elettronico. Di conseguenza, come riportato dall suo avvocato Gloria Favret "anche se ha minacciato che non se ne sarebbe andata e che avrebbe chiamato i giornali, la mia assistita voleva soltanto che fossero annullate le note. Non ha ingaggiato nessuno per far pressioni nei confronti del dirigente scolastico".
Le presunte minacce
Stando a quanto riportato in aula, il giorno successivo all'incontro il preside avrebbe cominciato a ricevere delle telefonate minatorie. La prima fu ignorata: vedendo il prefisso del Regno Unito l'uomo pensò a un call center. Quando la telefonata arrivò su Whatsapp, il capo d'istituto sentì una voce maschile con un italiano caratterizzato da un accento dell’Est Europa. L’uomo gli avrebbe intimato: "Adesso tu stai zitto che io devo parlare". Il preside attaccò subito, bloccando il numero. Tutto inutile: contattandolo con il prefisso di Gibilterra, il misterioso uomo l'avrebbe minacciato: "Ascolta bene, tu ieri hai trattato male una signora, oggi devi chiedere scusa". Aggiungendo poi, "non sai cosa ti succederà".
Dalle chiamate, lo sconosciuto passò ai messaggi. L'accusa sostiene che il preside ricevette il seguente messaggio: "Hai due opzioni adesso, uno chiedi scusa e continui la tua vita. Se non lo fai partiamo adesso, vengo lì e ti porto dall’altra parte del confine e ti riempio la testa di proiettili che non ti riconoscerà neanche tua madre". Il dirigente scolastico sporse denuncia, pensando che ci fosse la madre di quel bambino di cinque anni dietro alla serie di minacce.
Il processo in tribunale
Nelle aule del tribunale di Pordenone il preside ha ricostruito l’episodio davanti al giudice e l'accusa ha portato come prove davanti al magistrato le registrazioni telefoniche fra il dirigente scolastico e lo sconosciuto. Alla prossima udienza saranno sentiti gli operatori di polizia giudiziaria.
