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Omicidio Sacchi, dal ruolo della fidanzata all'arma introvabile: tutti i punti del mistero

La versione di Anastasia Kylemnyk sulla tragica notte romana non convince gli inquirenti; al setaccio anche i tabulati telefonici per ricostruire eventuali rapporti pregressi tra vittima e spacciatori

Mentre si vagliano le immagini delle telecamere dei negozi di via Bartoloni a Roma e, attraverso i tabulati telefonici, si cerca di risalire a eventuali rapporti pregressi tra vittime e spacciatori-killer, l'attenzione degli inquirenti è puntata su Anastasia Kylemnyk, la fidanzata 25enne di Luca Sacchi, ucciso con un colpo di pistola in testa. La giovane avrebbe fornito versioni contrastanti sull'accaduto; quel suo zaino conteneva trucchi e pochi spicci o era pieno di mazzette da 20 e 50 euro? E poi, dov'è finita l'arma del delitto? Tanti, troppi, i punti ancora oscuri sull'omicidio del 24enne personal trainer.

Le foto di Anastasia, la fidanzata di Luca Sacchi

 

Il ruolo della fidanzata - Chi è Anastasia Kylemnyk? E che ruolo ha avuto la tragica sera dell'omicidio del fidanzato Luca Sacchi? Gli inquirenti cercano di capire di più su questa giovane di origine ucraina, arrivata in Italia a 9 anni nel 2003, studentessa modello prima al liceo classico Augusto e poi all'università; "riservata e discreta con i vicini, affettuosa con la sorellastra e il nuovo compagno della mamma", come riferisce Il Messaggero. "Tutta viaggi, sport e palestra", la dipingono gli amici su Il Corriere della Sera. Lavori da cameriera e da modella; progettava di aprire una palestra con Luca, con il quale era fidanzata da 4 anni. Eppure su di lei si addensano delle ombre. A partire dalle versioni discordanti sull'accaduto che ha fornito. Ha subito detto di essere stata colpita alla testa con una mazza da baseball e di essere svenuta; solo dopo si sarebbe accorta del fidanzato a terra in una pozza di sangue. A chi la soccorre, però, non sembra essere dolorante, non ha riportato ematomi e ferite lacerocontuse. Al pronto soccorso, ore dopo la tentata rapina sfociata in omicidio, verrà refertata con "contusioni generiche".

 

Il contenuto dello zaino - Che cosa conteneva lo zainetto di Anastasia? Stando a quanto riferito sulle prime dalla ragazza una bottiglietta d'acqua, trucchi e un portamonete con pochi spiccioli. Gli emissari di Del Grosso, che l'hanno incontrata al parco della Caffarella (e Luca Sacchi sarebbe giunto solo dopo), hanno raccontato, invece, di aver visto al suo interno mazzette da 20 e 50 euro, per una somma di circa 2mila euro. Una cifra che avrebbe ingolosito Del Grosso e Pirino, a tal punto da far prendere loro la decisione di appropriarsene senza consegnare la droga. Tanti soldi servivano, dunque, per l'acquisto di erba ai fini di un'attività di spaccio? Eppure Anastasia ha già dichiarato che né lei né Luca avevano mai avuto a che fare con la droga e che è stata vittima di una semplice rapina. Ma, soprattutto, da dove provenivano 2mila euro? Dall'attività di baby sitter della ragazza? E dove sono finiti dopo la sparatoria? 

 

I tabulati telefonici - Al setaccio tutti i contatti tra gli smartphone di vittime e spacciatori. Sulla scena del crimine erano in 8: oltre ad Anastasia e Luca due loro amici già identificati e, con Del Grosso e Pirino, anche due complici in cerca per loro di clienti. Bisogna capire se ci fossero contatti pregressi tra loro e se sono vere le testimonianze che si volesse acquistare "merce, come pattuito". Un quantitativo notevole di marijuana, pare, che non poteva servire solo al consumo tra amici. Con quei duemila euro si acquistano all'ingrosso almeno quattro etti d'erba. C'è stata, dunque, una trattativa. Ma era proprio Anastasia in contatto, anche via sms, con quelli che sono stati gli assassini del suo fidanzato?

 

L'arma del delitto - Dove sono la mazza da baseball e la calibro 38 dei pusher? In base ai referti e alle prime indagini, gli inquirenti ipotizzano che la ragazza con lo zainetto sia stata colpita a mani nude. Sacchi, allora, avrebbe reagito all'aggressione colpendo con un pugno uno dei due spacciatori. A quel punto, Valerio Del Grosso gli spara e lo uccide. "Non sapevo fosse armato", dirà dopo la cattura Pirino, scaricando il complice. Su indicazioni di Del Grosso sono stati ritrovati solo tamburo e ogiva del revolver. La pistola è ancora da recuperare e c'è da capire chi l'avesse fornita all'assassino. Pirino e Del Grosso lavorano in proprio o erano inquadrati in qualche clan che controlla lo spaccio nella Capitale?

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