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La 'ndrangheta potrebbe ricevere un duro colpo grazie alle nuove tecnologie. A Gallico, frazione a nord di Reggio Calabria, sono in corso nuovi accertamenti tecnici su richiesta della Dda di Reggio Calabria nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Pasquale Chindemi, ucciso il 15 febbraio 2018. Il delitto su cui indaga la direzione distrettuale antimafia, diretta da Giuseppe Borrelli, sarebbe maturato negli ambienti della criminalità organizzata calabrese. Sul posto sono impegnati i carabinieri specializzati nelle investigazioni scientifiche che stanno effettuando una serie di rilievi attraverso l'utilizzo di nuove tecniche di rilevamento antropometrico.
Accertamenti che, a otto anni dal delitto, potrebbero imprimere una svolta alle indagini e contribuire all'individuazione dei responsabili del delitto in cui è stato ucciso il fratello di Mario Chindemi, poi diventato collaboratore di giustizia. Nel corso delle operazioni i militari hanno ricostruito la scena del crimine, anche attraverso il posizionamento di alcune persone nei luoghi dell'omicidio, effettuando lunghe e dettagliate misurazioni. L'obiettivo degli investigatori sarebbe quello di ricostruire con maggiore precisione la dinamica dell'agguato e verificare, attraverso i nuovi strumenti tecnologici, elementi acquisiti nel corso delle indagini. Le modalità con cui sono stati effettuati gli accertamenti lasciano ipotizzare che i carabinieri stiano lavorando su indicazioni precise riguardo alle persone che potrebbero avere avuto un ruolo nell'omicidio Chindemi. I nuovi rilievi potrebbero quindi rappresentare un passaggio decisivo per la riapertura delle indagini su un delitto rimasto finora senza responsabili.
Il 53enne fu ucciso nel tardo pomeriggio del 15 febbraio 2018, mentre camminava non lontano dalla sua abitazione, a Gallico: fu assalito da due persone con il volto coperto da passamontagna, che lo raggiunsero alle spalle e lo colpirono con due colpi di pistola. I malviventi, poi, si diedero alla fuga. Secondo gli inquirenti l'uomo, ex dipendente dell'azienda municipalizzata dei trasporti, sarebbe stato vicino alla cosca Araniti, appartenente alla 'ndrangheta calabrese. Fin da subito le indagini si concentrarono sulla pista della faida mafiosa per il controllo di una zona della città.