Il piccolo è nato ad appena 29 settimane

Prematuro di appena un kg nasce con una grave cardiopatia: intervento salvavita al Bambino Gesù

L'intervento ha permesso di stabilizzare il neonato e di farlo crescere in attesa dell'intervento cardiochirurgico risolutivo. Oggi il piccolo ha più che raddoppiato il peso, è libero dalla ventilazione meccanica invasiva e si alimenta regolarmente attraverso un sondino

08 Ott 2026 - 12:56
 © Ansa

© Ansa

È venuto al mondo prematuro, ad appena 29 settimane, con una grave cardiopatia congenita. Luca (nome di fantasia) è un gemellino nato in Sardegna. Alla nascita pesava appena un chilo e proprio per questo e a causa della prematurità, non è stato possibile sottoporlo subito all'intervento chirurgico risolutivo. Al Bambino Gesù di Roma però una tecnica mininvasiva innovativa, applicata per la prima volta in un bambino così piccolo, ha permesso di stabilizzare le sue condizioni e di farlo crescere. Oggi Luca, proprio grazie a questa particolare strategia interventistica, ha più che raddoppiato il suo peso, è libero dalla ventilazione meccanica invasiva e si alimenta regolarmente attraverso un sondino.  A breve, se le condizioni lo permetteranno, potrà essere operato. 

I rischi delle cardiopatie nei prematuri

Alcune cardiopatie congenite particolarmente gravi possono determinare già nei primi giorni di vita una situazione critica, fanno sapere i medici del Bambino Gesù: il sangue può avere difficoltà a raggiungere l'aorta e quindi il resto dell'organismo, mentre una quantità eccessiva può raggiungere i polmoni, sovraccaricandoli. Nei neonati prematuri con un peso estremamente basso il trattamento rappresenta una sfida ancora maggiore. A un chilo, infatti, un intervento cardiochirurgico tradizionale può comportare rischi proibitivi o non essere tecnicamente praticabile. Per Luca, sottolineano dall'ospedale romano, era quindi necessario trovare una soluzione alternativa che gli permettesse di crescere fino a poter affrontare la cardiochirurgia.

L'intervento mininvasivo

  La soluzione è arrivata dalla cardiologia interventistica. Senza aprire il torace, attraverso sottilissimi cateteri introdotti nei vasi sanguigni, gli specialisti hanno raggiunto direttamente il cuore e i grandi vasi. Nel caso di Luca è stato posizionato uno stent, una piccola retina metallica cilindrica, nel dotto arterioso per mantenerlo aperto e garantire un adeguato flusso di sangue verso l'aorta. Contemporaneamente, nelle arterie polmonari sono stati impiantati due speciali dispositivi, i pulmonary flow regulators, uno a destra e uno a sinistra. Si tratta di piccoli "tappi", spiegano i medici, dotati di una membrana con una minuscola apertura che permette al sangue di continuare a raggiungere i polmoni, ma in quantità controllata, evitando di sovraccaricarli. La strategia utilizzata non corregge definitivamente la cardiopatia, sottolineano i medici, ma permette a neonati estremamente piccoli e fragili di guadagnare il tempo necessario per crescere e affrontare successivamente la cardiochirurgia.

I medici: "Siamo soddisfatti"

 A circa tre mesi dalla procedura, "siamo molto soddisfatti del recupero" sottolinea Andrea Dotta, responsabile dell'Unità Operativa Complessa di Terapia Intensiva Neonatale del Bambino Gesù, dove Luca è attualmente ricoverato. Il prossimo obiettivo è fargli raggiungere un peso di circa 3 chili, che potrebbe consentirgli di affrontare l'intervento cardiochirurgico necessario per correggere la cardiopatia. 

Google Preferred Site

L'unico centro italiano dove si tratta questo tipo di cardiopatie

 Il Bambino Gesù ha iniziato a utilizzare questa tecnica mininvasiva circa due anni fa e ha progressivamente sviluppato un programma strutturato dedicato ai neonati di peso estremamente basso. L'Ospedale è l'unico centro italiano e uno dei tre in Europa con un programma per il trattamento transcatetere delle cardiopatie congenite anche in bambini di peso inferiore al chilogrammo, a partire da circa 700 grammi.

Ti potrebbe interessare

videovideo