PRIME RICOSTRUZIONI

Modena, la rabbia e l'ossessione di El Koudri: "Non mi fanno lavorare perché sono straniero"

Nelle prime ricostruzioni emergono isolamento, disagio psichico e una frustrazione crescente legata alla mancanza di occupazione

21 Mag 2026 - 08:16
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Salim El Koudri avrebbe vissuto per mesi nell'ossessione di trovare lavoro, tempestando agenzie interinali e conoscenti con telefonate continue. Gli investigatori stanno ora passando al setaccio cellulari, computer e appunti personali per comprendere cosa abbia innescato la furia che lo ha spinto a lanciarsi sulla folla a bordo di un'auto.

Le telefonate continue alle agenzie

 Come racconta La Repubblica il 31enne chiamava più volte al giorno, insisteva per avere risposte, pretendeva aggiornamenti sulle candidature inviate. Quando arrivavano nuovi rifiuti, la tensione cresceva. Salim El Koudri, secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori, viveva la ricerca di un impiego come un'ossessione quotidiana. Ai responsabili delle agenzie per il lavoro avrebbe spesso contestato un trattamento discriminatorio: "Non mi fate lavorare perché sono straniero" ripeteva durante le conversazioni telefoniche, talvolta alzando i toni. Anche alcuni residenti della zona lo ricordano, mentre discuteva animatamente al telefono per strada.

Il disagio e l'isolamento

 A delineare il profilo dell'uomo sono anche le dichiarazioni delle psichiatre del Centro di Salute Mentale di Castelfranco Emilia, ascoltate dagli investigatori dopo l'episodio di sabato scorso, quando El Koudri si è lanciato con l'auto contro i passanti in via Emilia Centro. Secondo quanto riferito dalle specialiste, il 31enne non aveva mai manifestato comportamenti violenti o aggressivi. Le cure farmacologiche sembravano aver prodotto miglioramenti, ma il tema del lavoro restava centrale nei suoi pensieri. Una fissazione che, col passare del tempo, avrebbe alimentato frustrazione e chiusura verso l'esterno. Anche il titolare dell'ultima azienda presso cui aveva lavorato, lo avrebbe descritto come una persona molto isolata e con difficoltà a relazionarsi con gli altri colleghi.

Una frustrazione vissuta anche in famiglia

 Gli investigatori stanno cercando di comprendere quanto abbia inciso il contesto familiare nella crescita del disagio. Il padre di Salim, laureato in letteratura, avrebbe vissuto anni prima una situazione simile: impossibilitato a trovare un'occupazione adeguata ai propri studi, era rientrato in Marocco per poi tornare in Emilia come operaio metalmeccanico. Secondo gli analisti della polizia, il figlio avrebbe interiorizzato quella stessa sensazione di fallimento e marginalità sociale, maturando progressivamente una forte rabbia verso il mondo del lavoro e verso le istituzioni.

Cellulari, computer e appunti sotto esame

 La procura di Modena punta ora a ricostruire le ultime settimane dell'uomo per individuare l'elemento che ha scatenato la violenza. Gli uomini della Digos stanno analizzando un'ingente quantità di materiale sequestrato nell'abitazione del 31enne: cinque cellulari, due tablet, quattro computer, hard disk, chiavette Usb e oltre cento fogli manoscritti, in gran parte in arabo. Sotto esame anche agende, taccuini, cronologia internet e movimenti di denaro legati alla sua carta PostePay. Gli investigatori ritengono che eventuali segnali preparatori o elementi scatenanti possano emergere proprio dall’analisi dei dispositivi elettronici.

Piantedosi: "Il disagio psichico appare evidente"

 Sul caso è intervenuto anche il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che durante una visita a Vicenza ha parlato apertamente di un evidente disagio psicologico del responsabile, precisando però che questo non può attenuare la gravità dei fatti accaduti.

Migliorano alcuni feriti

 Tra gli aspetti meno drammatici della giornata c'è il miglioramento delle condizioni di alcuni dei feriti travolti durante l'attacco. Il sindaco di Modena Massimo Mezzetti e la prefetta Fabrizia Triolo hanno fatto visita alla turista tedesca ricoverata all'ospedale di Baggiovara, dove le sono state amputate entrambe le gambe. "La città deve chiedere scusa a loro" ha dichiarato il primo cittadino al termine dell’incontro.

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