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Lo sfogo del capotreno: "Applausi se multo uno straniero, attacchi se multo un italiano"

Lʼuomo, tutti i giorni al lavoro sui mezzi ferroviari lombardi, racconta le reazioni razziste dei passeggeri: "Non voglio essere strumentalizzato da loro"

Dal 2004 su e giù per i treni lombardi a controllare biglietti, ma negli ultimi tempi si "è rotto dei razzisti" che tutti i giorni incontra e che intervengono ogni volta che esplica le sue funzioni: multare, cioè, un passeggero trovato senza titolo di viaggio. Tra l'ovazione di tutti gli altri presenti se il fuorilegge è uno straniero o la strenua difesa del "portoghese" italiano. "Ma io controllo biglietti, non passaporti, il mio lavoro non sarà strumentalizzato dai razzisti", è la premessa dello sfogo. Ha ottenuto oltre 20mila visualizzazioni il video postato su Facebook da Marco Crudo con la sua "quotidiana testimonianza di capotreno": "per dire che non ne posso più di questo clima".

"Vivo ogni giorno  - è il racconto del capotreno-  la stessa identica situazione; ogni volta che multo una persona che parla la lingua italiana e ha la faccia bianca, si alzano cori di avvocati difensori a dire tutti la stessa cosa: 'ma gli extracomunitari li fate viaggiare gratis'".

"Io controllo i biglietti, non i passaporti; - è la difesa - se passeggeri e pendolari hanno questa convinzione vuol dire che prima di me hanno controllato a tutti biglietti e passaporti. Che, poi, costoro sono gli stessi che quando faccio la multa 'a quella povera ragazza che non ha fatto in tempo a timbrare' si alzano soddisfatti, fieri e felici quando la multa di 50 euro va a uno che non parla italiano e non ha la pelle bianca".

"Non tollero che si dia per scontato che gli extracomunitari non paghino il biglietto sul treno, anche perché non potete saperlo. Io continuerò a dire che ad argomentazioni razziste non rispondo, le contestazioni vengano presentate all'azienda. Così come rifiuto i complimenti quando multo un non italiano".

Il capotreno passa a due esempi: "Tanto è orribile il clima in questo momento, che un mese fa, - è il primo esempio, - dopo aver multato un nordafricano, una passeggera mi ha dato del razzista. Non può essere che il mio lavoro venga strumentalizzato da chi è razzista e da chi lotta contro il razzismo ma che parte dal pregiudizio che i capitreno siano una categoria di razzisti. E' inaccettabile".

Ed ecco il secondo esempio: "Tre giorni fa sul treno da Milano a Pavia ho multato una giovane donna che si è decisa a pagare la sua multa e stava per farlo quando si è alzato il solito del 'però gli extracomunitari viaggiano gratis' e lei stessa lo ha zittito. Io allora, consegnandole il verbale, l'ho ringraziata per la risposta appena data. Questa è la popolazione in cui mi riconosco. Cara signora, lei mi ha ridato un motivo di speranza: basta al razzismo".

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