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Istat: nel 2020 ci sono stati 746mila decessi, +18% rispetto al 2019 | Lombardia maglia nera: +25%

Nascite ancora in calo, -30% in 12 anni. La speranza di vita si attesta a 82 anni, dato più basso dal 2012


Coronavirus, un anno dopo le bare di Bergamo

Una fila di camion militari lascia il cimitero monumentale di Bergamo nella notte per portare via i feretri dei bergamaschi vittime del coronavirus. E' l'immagine simbolo del dramma della prima ondata della pandemia in Italia.

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Secondo quando rilevato dall'Istat nel suo report sugli indicatori demografici, nel 2020 i decessi totali in Italia sono stati 746mila, il 18% in più di quelli rilevati l'anno precedente. A influire, ovviamente, anche il Covid che ha avuto effetti su tutte le componenti del ricambio demografico, facendo registrare una "dinamica naturale (nascite-decessi)" negativa nella misura di 342mila unità.

In Lombardia eccesso di mortalità al 25% nel 2020 - "A livello nazionale l'eccesso di mortalità rappresenta il 13% della mortalità riscontrata
nell'anno, ma la situazione è molto varia sul piano territoriale. Nel Nord rappresenta il 19%, nel Centro l'8% e nel Mezzogiorno il 7% del totale. A livello regionale i valori variano dal 4% di Calabria e Basilicata al 25% (un decesso su quattro) della Lombardia. In quest'ultima regione, peraltro,
emergono le aree più colpite. Nella provincia di Bergamo l'eccesso di mortalità costituisce il 36% del totale, in quella di Cremona il 35%, in quella di Lodi il 34%". Lo scrive l'Istat nel report sugli indicatori demografici 2020. 

 

Nascite ancora in calo, -30% in 12 anni Ennesima riduzione delle nascite anche nel 2020. Negli ultimi 12 anni si è passati da un picco relativo di 577mila nati agli attuali 404mila, il 30% in meno. Il tasso di fecondità è sceso a 1,24 figlio per donna, da 1,27 del 2019 (era 1,40 nel 2008). "E' significativo osservare - spiega l'Istat - come la variazione sul 2019 relativa al mese di dicembre risulti, tra tutte, quella massima (circa 3.500 nascite in meno), a sostegno dell'ipotesi secondo cui, in aggiunta al dato tendenziale, anche la pandemia abbia iniziato ad esercitare un effetto riduttivo sulla natalità".

 

Popolazione in calo ovunque, -384mila residenti Al primo gennaio 2021 i residenti in Italia ammontano a 59 milioni e 259 mila, -384 mila rispetto all'anno precedente. Si tratta del settimo anno consecutivo in cui si registra un calo della popolazione. Con l'eccezione del Trentino-Alto Adige, dove la popolazione è aumentata dello 0,4 per mille, tutte le Regioni sono interessate da un decremento demografico. Il fenomeno colpisce maggiormente il Mezzogiorno (-7 per mille) rispetto al Centro (-6,4) e al Nord (-6,1). Molise (-13,2) e Basilicata (-10,3) sono le Regioni  più colpite; tra quelle del Nord spiccano Piemonte (-8,8), Valle d'Aosta (-9,1) e soprattutto Liguria (-9,9).

 

Speranza di vita cala a 82 anni La speranza di vita alla nascita, senza distinzione di genere, scende a 82 anni, 1,2 anni sotto il livello del 2019. Per osservare un valore analogo occorre risalire al 2012. Gli uomini sono più penalizzati: la loro speranza di vita alla nascita scende a 79,7 anni, ossia 1,4 anni in meno dell'anno precedente, mentre per le donne si attesta a 84,4 anni, un anno di sopravvivenza in meno. A 65 anni la speranza di vita scende a 19,9 anni (18,2 per gli uomini, 21,6 per le donne).

 

Età media sale a 46 anni L'eccesso di mortalità dovuto al Covid rispetto al livello atteso non è di per sé in grado di rallentare la crescita dell'invecchiamento, che infatti prosegue portando l'età media della popolazione da 45,7 anni a 46 anni tra l'inizio del 2020 e l'inizio del 2021. La popolazione ultrasessantacinquenne, 13 milioni 923mila individui a inizio 2021 (+64 mila), costituisce il 23,5% della popolazione totale contro il 23,2% dell'anno precedente. Nel caso specifico degli ultraottantenni, più colpiti dalla super-mortalità, si riscontra comunque un incremento (+61mila) che li porta a 4 milioni 480mila, a rappresentare il 7,6% della popolazione totale. Viceversa, risultano a in diminuzione tanto gli individui in età attiva quanto i più giovani: i 15-64enni scendono dal 63,8% al 63,7% mentre i ragazzi fino a 14 anni passano dal 13% al 12,8% del totale.

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