Scioperi terminati

Ex Ilva, richiesta la cassa integrazione per oltre 8.600 lavoratori

Si punta a raddoppiare il numero degli ammortizzatori già accolti fino al 28 febbraio 2027: i dipendenti totali coinvolti dalla crisi sono 9.626

17 Ott 2026 - 10:26
Ex Ilva, pronto ricorso dei commissari: "Non ci sono condizioni per recesso di ArcelorMittal" © Da video

Ex Ilva, pronto ricorso dei commissari: "Non ci sono condizioni per recesso di ArcelorMittal" © Da video

Raddoppia il numero delle casse integrazioni per i lavoratori ex Ilva. Acciaierie d'Italia, attualmente in amministrazione straordinaria, ha infatti comunicato l'avvio della procedura per la richiesta di cassa integrazione straordinaria fino al 28 febbraio 2027 per un massimo di 8.622 lavoratori su un totale di 9.626: il doppio rispetto agli attuali 4.450 per i quali era già stata richiesto l'ammortizzatore sociale. In particolare, si prevedono fino a 6.964 lavoratori in cigs a Taranto (su un totale di 7.875), 870 a Genova (su 917), 515 a Novi Ligure (su 542), 117 a Milano (su 125), 70 a Racconigi (su 72), 45 a Marghera (su 48), 23 a Paderno (su 25), 18 a Legnaro (su 20).

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La richiesta dopo la sentenza

 Il decreto della Corte d'appello di Milano del 27 luglio, che ha ordinato la sospensione dell'attività produttiva dell'area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, è alla base della richiesta dei commissari straordinari di Acciaierie d'Italia di ampliare il ricorso alla cassa integrazione. Il 20 ottobre è fissata in Cassazione l'udienza sui ricorsi presentati dall'azienda e dalla stessa Ilva (anch'essa in amministrazione straordinaria) contro il provvedimento. Nella comunicazione inviata al ministero, i commissari Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta e Davide Tabarelli spiegano che "il non dilazionabile adempimento dell'ordine giudiziale risulta essere incompatibile, allo stato, con il layout della società".

Forni spenti

 La sospensione della produzione, aggiungono, "impone di porre in essere e attuare tempestivamente un diverso piano operativo". La richiesta, dicevamo, prevede di innalzare da 4.450 a 8.622 il numero massimo di lavoratori potenzialmente interessati dalla cigs. Altri 1.004 dipendenti resteranno in servizio per garantire la custodia delle risorse, gli obblighi amministrativi e ambientali e le attività necessarie alla continuità operativa. Dal 9 ottobre, si legge nella comunicazione, "la sospensione degli impianti funzionali alla produzione di bramme e coils ha determinato l'improcrastinabile necessità della rimodulazione degli assetti aziendali", con ricadute progressive sulle lavorazioni negli altri stabilimenti del gruppo.

Lo scenario attuale

 Acciaierie d'Italia ha inoltre revocato gli ordini di approvvigionamento delle materie prime non più compatibili con il fermo produttivo, anche per salvaguardare l'equilibrio economico della gestione. Gli impianti sono stati posti in condizione di "riscaldo", per evitarne il deterioramento e consentire una ripresa qualora venissero meno gli impedimenti giudiziari. L'obiettivo dichiarato dai commissari è garantire la sostenibilità della società durante la procedura di cessione degli asset produttivi, attraverso una "drastica riduzione dei costi". La sospensione del personale sarà definita in base alle esigenze tecnico-produttive. I commissari hanno chiesto al ministero l'avvio urgente dell'esame congiunto con i sindacati.

Scioperi e manifestazioni

 Intanto è terminato alle 23 di venerdì 16 ottobre lo sciopero nello stabilimento ex Ilva di Taranto proclamato dai sindacati a partire da lunedì scorso. La decisione è arrivata per effetto dei risultati ottenuti nell'incontro di giovedì in regione Puglia, con la sottoscrizione della piattaforma unitaria siglata anche da istituzioni e rappresentanti politici, e la convocazione del governo a Palazzo Chigi per il 27 ottobre. L'obiettivo dei sindacati è raggiungere una soluzione "che dia certezze sul futuro occupazionale, ambientale e industriale". Intanto, questo pomeriggio a Taranto si svolgerà la manifestazione promossa dalla rete di associazioni e cittadini "Onda del futuro" che invoca la chiusura del polo siderurgico, la bonifica del sito, la tutela della salute e la costruzione di alternative economiche e occupazionali. 

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