Speciale Il delitto di Garlasco
L'intervista

Garlasco, parla il colonnello Cassese: "Se avessi avuto l'impronta 33 avrei fatto ulteriori indagini su Sempio. Ci sono due errori che potevano darci certezze"

Il comandante dei carabinieri che coordinò le indagini: "Ipotizzammo potessero esserci più persone ma non c'erano evidenze scientifiche"

di Luca Amodio
27 Apr 2026 - 15:52
 © Tgcom24

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“Se nel 2007 avessimo avuto la traccia 33 avremmo fatto altri accertamenti su Andrea Sempio”. A parlare è il colonnello Gennaro Cassese, tra i primi a entrare nella villetta dei Poggi nell’agosto del 2007, dove c’era il corpo senza vita di Chiara. “Al tempo valutammo l’ipotesi che potessero esserci altre persone, ma poi né le evidenze scientifiche né altre piste ci portarono in questa direzione”, ci racconta. Poi l’ammissione: “Ci sono stati degli errori nelle indagini, oggi avremmo potuto avere certezze in più”.

Comandante, la nuova inchiesta potrebbe portare a una revisione del processo per Alberto Stasi. Che idea si è fatto?

“Spero si decida in fretta: fugare ogni dubbio serve per riportare serenità”.

Si sentirebbe in colpa se le indagini precedenti venissero smentite dalle nuove?

“No, vivrei tutto con serenità. Noi abbiamo fatto quello che potevamo con le tecniche scientifiche del tempo. Se oggi emergeranno altri elementi utili a ricostruire quello che è accaduto, ben venga”.

Però lei lo ha ammesso più volte: ci sono stati errori nelle indagini.

“Gli errori dell’Arma ci sono stati. Non aver sequestrato la bicicletta di Alberto Stasi e non aver controllato se l’allarme fosse attivato o disattivato nell’officina degli Stasi.

Lei non ha mai pensato che potessero esserci più persone sulla scena del crimine?

“Non l’ho mai escluso. È un’ipotesi che abbiamo considerato: se Stasi non aveva le scarpe sporche ma sapeva descrivere il corpo di Chiara, allora poteva esserci qualcuno con lui. Però poi dalle analisi scientifiche non emerse nulla e, anche dalle indagini tradizionali, nulla ci portò a sostenere questa pista”.

L’impronta 33 potrebbe collocare Sempio sulla scena del crimine.

“Nel 2007 era un elemento sconosciuto. I colleghi del RIS ci dissero che non era un elemento utile. Se l’avessi avuta a disposizione avrei fatto ulteriori approfondimenti su Sempio, anche se quale unico indizio e per di più non insanguina, a mio avviso ha poco valore: per come sono fatte le scale di quella casa è facile appoggiarsi al muro per scendere”.

© Quarto Grado

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Lei però chiese di risentire Sempio.

“Sì. Nel gennaio del 2008 chiesi di risentire Sempio dopo le dichiarazioni ai colleghi di Pavia. Volevo chiedergli cosa avesse fatto quel giorno e perché avesse chiamato a casa dei Poggi. Ci disse che voleva chiamare il fratello di Marco ma che aveva sbagliato numero. Poi ci ha consegnato il famoso scontrino: abbiamo trasmesso tutto in procura e non abbiamo ritenuto ci fossero ulteriori elementi da approfondire”.

Secondo lei quello scontrino è un alibi precostituito?

“No, nel 2008 non c'erano elementi per sostenerlo”.

La versione di Sempio fu lineare?

“All’epoca sì”.

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