Fine vita, 80enne triestina muore con suicidio assistito in Svizzera
La donna era affetta da una grave patologia neurodegenerativa. L'associazione Luca Coscioni: "Era nelle condizioni per poterlo ottenere in Italia". I Disobbedienti si autodenunceranno in questura a Trieste
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Una donna di 80 anni triestina, affetta da una rara patologia neurodegenerativa, è morta nelle ultime ore in Svizzera, località dove si è recata per avere accesso al "suicidio medicalmente assistito", nonostante, sostiene l'associazione Luca Coscioni che ha diffuso la notizia, "fosse nelle condizioni per poterlo ottenere in Italia".
La storia di Lucia
La donna è stata accompagnata da due operatori iscritti a Soccorso Civile, l'associazione che fornisce assistenza alle persone in determinate condizioni che hanno deciso di porre fine alle proprie sofferenze all'estero, e di cui è presidente e rappresentante legale Marco Cappato.
La donna era affetta da una degenerazione cortico-basale, una rara malattia neurodegenerativa progressiva, incurabile, che determina un precoce decadimento di alcune aree dell'encefalo. A causa della malattia, Lucia aveva gravi limitazioni motorie, dolori diffusi e spasmi. Ma soprattutto non poteva più svolgere alcun tipo di attività senza l'assistenza continuativa dei suoi caregiver. Assumeva una corposa terapia farmacologica, la cui sospensione o interruzione avrebbe determinato sofferenze intollerabili.
La richiesta in Italia e in Svizzera
La donna "dopo anni di sofferenza e visto il progressivo peggioramento delle sue condizioni - si legge nel comunicato dell'associazione Luca Coscioni -, aveva così deciso di avviare contestualmente il percorso per accedere al suicidio medicalmente assistito sia in Svizzera che in Italia. Il viaggio in Svizzera sarebbe stato lungo e doloroso per lei, nelle sue condizioni, così ad agosto 2025 aveva chiesto la verifica delle condizioni per poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia, sulla base della sentenza "Cappato-Antoniani" 242/2019 della Corte costituzionale".
"A novembre 2025 arriva però il diniego" fa sapere l'associazione. Così a marzo 2026 la donna avrebbe chiesto di rivalutare le sue condizioni ma, spiega l'associazione Luca Coscioni, "non ha più ricevuto alcuna comunicazione. Non volendo aspettare altro tempo in condizioni di sofferenza per lei intollerabile, ha quindi deciso di andare in Svizzera per accedere al suicidio assistito".
L'autodenuncia
I Disobbedienti civili hanno annunciato che nelle prossime ore si autodenunceranno in questura a Trieste e poi terranno una conferenza stampa.
Il precedente, Martina Oppelli
È il secondo caso dopo quello di Martina Oppelli, che ha ricevuto il medesimo trattamento dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, ricorda l'associazione. "Martina si è dovuta recare in Svizzera dopo tre dinieghi della propria ASL, che non riteneva soddisfatto il requisito del trattamento di sostegno vitale, nonostante la completa dipendenza dall’assistenza dei suoi caregiver, le massicce dosi di farmaci assunte, l’utilizzo della macchina della tosse e da ultimo anche l’inserimento del catetere vescicale - ricorda l'associazione - Non ha potuto accedere al suicidio medicalmente assistito in Italia ed è stata costretta ad affrontare un viaggio verso la Svizzera molto lungo e doloroso, viste le sue condizioni".
Fratelli d'Italia chiede il rinvio in commisione del ddl sul fine vita
"Constatando che il lavoro sta andando avanti, non per procrastinare i tempi ma per trovare una soluzione su questa delicata materia, presento una richiesta di sospensiva per rinviare il testo in Commissione, unitamente agli altri disegni di legge in materia, incluso quello di iniziativa popolare", ha detto in Aula il capogruppo di Fratelli d'Italia Lucio Malan, dopo l'illustrazione del provvedimento da parte del presidente della Commissione Sanità del Senato Francesco Zaffini.
