Traffico di animali

Napoli, cani moribondi imbottiti di medicine e venduti: arrestate cinque persone

I cuccioli venivano acquistati nell'Est Europa e separati prematuramente dalle madri. Il trasporto verso l'Italia avveniva in condizioni igienico-sanitarie precarie

21 Ott 2026 - 16:46
 © Carabinieri

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Cuccioli provenienti dall'Est Europa, venduti come cani di razza nonostante fossero affetti da gravi patologie e destinati in molti casi a morire pochi giorni dopo l'acquisto. È quanto avrebbe scoperto un'indagine del Nucleo Carabinieri Cites di Napoli, coordinata dalla Procura partenopea, che ha portato all'esecuzione di cinque misure cautelari nei confronti di titolari e gestori di negozi di animali tra Napoli e Torre Annunziata: tre persone sono finite in carcere e due agli arresti domiciliari. Nel corso dell'operazione sono stati sequestrati quattro esercizi commerciali, 43mila euro in contanti (ritenuti frutto delle oltre 50 truffe contestate), medicinali veterinari, sistemi di videosorveglianza e documentazione fiscale e sanitaria ritenuta falsa.

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L'inchiesta partita da un cucciolo abbandonato

  Le indagini sono scattate dopo il ritrovamento di un cucciolo in fin di vita abbandonato in strada. L'animale, morto poco dopo il soccorso, presentava gravi patologie e importanti deficit immunitari, come emerso dagli accertamenti eseguiti dai veterinari dell'Asl. Secondo gli investigatori, una famiglia che gestiva tre punti vendita nel Napoletano acquistava cuccioli privi di adeguate garanzie sanitarie e genealogiche, separati precocemente dalle madri e trasportati dall'Est Europa in condizioni igienico-sanitarie precarie. Gli animali venivano poi rivenduti a ignari clienti, manifestando spesso gravi problemi di salute pochi giorni dopo l'acquisto.

Le false certificazioni e le proteste dei clienti

  Tra i cuccioli commercializzati figuravano soprattutto Chihuahua, barboncini, Spitz, Maltesi e Chow Chow, pubblicizzati sui social come esemplari di razza con pedigree, microchip e vaccinazioni. Secondo l'accusa, però, la documentazione era falsa. Gli esami eseguiti dagli specialisti dell'Università Federico II di Napoli sui cani deceduti hanno inoltre evidenziato patologie come gastroenteriti virali, cimurro e aggressive parassitosi. Quando i proprietari segnalavano i problemi di salute degli animali, gli indagati avrebbero minimizzato la situazione, arrivando a mettere in discussione le valutazioni dei veterinari consultati dai clienti. Gli inquirenti contestano oltre 50 episodi di truffa e ritengono che attorno al commercio dei cuccioli fosse stata organizzata una vera e propria rete di supporto, composta anche da collaboratori e prestanome utilizzati per la gestione dei pagamenti e delle utenze telefoniche.

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