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Covid, Ema: "Se i vaccini fossero inefficaci contro le varianti, potrebbero essere rimpiazzati nel giro di mesi"

Miozzo (Cts): "Ci sono otto situazioni diverse, otto diverse decisioni regionali per quanto riguarda il ritorno a scuola. Ognuno va per conto suo. Eʼ evidente che dovremmo rivedere la Riforma del Titolo V della Costituzione"


Scuola, tornano in classe 640mila studenti delle superiori

Rientrano nuovamente in classe stamane oltre 640mila studenti delle scuole superiori. Sono i ragazzi di quattro Regioni italiane: i 256mila del Lazio, a cui si aggiungono i 13mila del Molise i 176mila del Piemonte e i 196mila dell'Emilia Romagna. Questi ragazzi si sommano a quelli delle Regioni Toscana, Valle d'Aosta e Abruzzo che già dall'11 gennaio frequentano in presenza al 50%. In Trentino le scuole hanno riaperto dal 7 gennaio.

Dinanzi alle preoccupazioni sulle nuove varianti di coronavirus, l'Ema ha affermato che nel caso in cui "gli attuali vaccini fossero inefficaci, potrebbero servire mesi prima di rimpiazzarli". Intanto l'Avvocatura generale dello Stato dovrà valutare, su mandato del governo, i diversi profili di responsabilità di Pfizer in caso di inadempienza sulle consegne del vaccino anti-Covid e le possibili azioni legali contro la casa farmaceutica. 

L'ipotesi dell'inefficacia dei vaccini per le varianti del virus e la necessità di attendere mesi per rimpiazzarli è "lo scenario peggiore", ha quindi precisato Marco Cavaleri, responsabile della Strategia vaccini dell'Agenzia Europea dei Medicinali, sottolineando che al momento non ci sono segnali in questa direzione. Sono diverse le varianti del virus attualmente in circolazione: da quella inglese, che secondo l'Oms sarebbe già in 60 Paesi, a quelle sudafricana e brasiliana, fino a quella recentemente isolata in California. E' difficile capire esattamente che cosa possa succedere - ha precisato Cavaleri -. Fermo restando che il vaccino potrebbe comunque funzionare in modo sostanziale contro tutte queste varianti, non si può escludere che in futuro possa risultare efficace contro alcune e non contro altre". 

 

Il rallentamento nella consegna dei vaccini Dopo il freno della Pfizer nella distribuzione del vaccino, la somministrazione della prima dose è stata sospesa in diverse strutture, ma sono state fermate anche le campagne vaccinali in alcuni ospedali e Rsa, dove al momento non è possibile garantire iniezioni per il "richiamo". Il colosso statunitense avrebbe garantito il recupero del gap entro il 15 febbraio e ha annunciato già dalla prossima settimana un graduale ritorno alla normalità. Nel frattempo l'ultimo carico settimanale delle dosi ha visto l'arrivo del 29% in meno di quanto preventivato.

 

In Italia somministrate oltre 1,25 mln di dosi Fino a mercoledì sera sono state 1.250.903 le somministrazioni totali di vaccino anti Covid in Italia. E' quanto si legge nel report del Commissario straordinario per l'emergenza Domenico Arcuri. Oltre 740mila dei vaccinati sono operatori sanitari vaccinati, 403.298 sono addetti al personale non sanitario e oltre 7mila sono over 80. Al momento, tra Pfizer e Moderna, sono 1.558.635 le dosi consegnate all'Italia. 9.160 persone hanno ricevuto sia la prima sia la seconda dose di vaccino.

 

Caos sulla riapertura delle scuole E' intanto caos sulla riapertura della scuola: da un lato ci sono i Dpcm che stabiliscono dove e come i ragazzi possono frequentare e quando no. Poi ci sono le ordinanze regionali, che spesso sono più restrittive rispetto alla norma nazionale e che in più casi sono state impugnate da comitati di genitori i quali chiedono che i figli rientrino a scuola. Infine ci sono i tribunali amministrativi, che chiamati a pronunciarsi, a volte hanno costretto le Regioni a riaprire le scuole prima di quanto queste avessero voluto (e' il caso dell'Emilia Romagna) mentre altre volte hanno dato ragione ai provvedimenti dei governatori.

 

I governatori sono preoccupati: temono che le loro ordinanze presenti e future possano continuare ad essere impugnate, con tutte le conseguenze legali e pratiche che questo comporta e sono preoccupati dalle parole del Cts che ha ammonito i governatori che non aprono ad assumersene la responsabilità. Di qui la richiesta di incontro avanzata dai presidenti di Regione ai ministri Speranza e Boccia. C'è "l'assoluta necessità di un chiarimento, anche di natura normativa, che risolva" la situazione "di incertezza che va a discapito in primo luogo di studenti, genitori e di chi nella scuola lavora", ha scritto oggi il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini nella lettera inviata ai ministri nella quale si chiede un incontro urgente.

 

Miozzo (Cts): "Caos su ritorno a scuola, serve modifica del Titolo V" "Ci sono otto situazioni diverse, otto diverse decisioni regionali per quanto riguarda il ritorno a scuola. Ognuno va per conto suo. E' evidente che dovremmo rivedere la Riforma del Titolo V della Costituzione", ha detto Agostino Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico. "Siamo in una situazione senza precedenti e il Cts è diviso tra i duri e puri, gli epidemiologi in particolare, che vorrebbero andare in lockdown totale per due mesi - aggiunge Miozzo - e poi ci sono gli altri che si rendono conto che questo non ce lo possiamo permettere. Il Cts riceve quotidianamente centinaia di segnalazioni di settori in sofferenza, di persone che si stanno suicidando per effetto delle restrizioni e di questo ne dobbiamo tenere conto", conclude.

 

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