Prof massacrata dal nipote, venti coltellate furiose e il corpo bruciato: perché la confessione del 17enne non regge
Il 17enne si sarebbe accanito sul corpo di Chiara Guerra, ripescato martedì dal fiume Loncon. Ora il minore rischia l'aggravante della crudeltà
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Si è accanito su Chiara Guerra trafiggendola oltre venti volte sul collo e sul torace, poi ha tentato di dare fuoco al corpo ormai martoriato dal nipote reo confesso. È il quadro restituito dal primo esame medico-legale sul corpo della prof 53enne, ripescato nel pomeriggio di martedì dalle acque del fiume Loncon nel Veneziano. Un'azione accanita e veloce, brutale, con cui il 17enne ha massacrato la zia, probabilmente al culmine di tensioni familiari legate a questioni ereditarie. Prima di caricarla su una carriola, compiere diverse centinaia di metri nel paese San Stino di Livenza e scaricare il cadavere nel canale Malgher.
L'esame sul corpo di Chiara Guerra: le ferite da coltello e la pelle bruciata
Durante le ispezioni cadaveriche, il medico legale ha trovato la pelle della donna in parte bruciata, così come i vestiti, ridotti a brandelli scuri e bagnati. Sintomo del tentativo del nipote 17enne di carbonizzare il corpo della zia, già colpito in profondità con la lama di un coltello per almeno venti volte. Soprattutto tra collo e torace. Si tratta insomma di elementi già importanti, nonostante la vera e propria autopsia sarà disposta nei prossimi giorni dalla procura per i minorenni di Trieste dove il 17enne risulta indagato per omicidio volontario e soppressione di cadavere. Secondo gli inquirenti, Chiara Guerra avrebbe provato a difendersi: gli investigatori avrebbero infatti riscontrato dei graffi sulle braccia e sul volto del ragazzo, segni che sarebbero compatibili con un possibile tentativo di difesa della vittima durante l’aggressione. Il ragazzo avrebbe inoltre una mano fratturata.
Cosa non torna della confessione del nipote
Le risultanze delle prime analisi tecniche ricalcano, almeno in parte, la confessione del giovane di San Stino di Livenza. Dopo dieci ore di interrogatorio da parte dei pm, il giovane aveva raccontato di aver accoltellato la zia nella legnaia di casa, di averla caricata sulla carriola e di averla gettata nelle acque del canale vicino. A non combaciare tra racconto e analisi del cadavere è il numero di coltellate: un paio per il giovane, almeno dieci volte tanto secondo il medico legale. Cifre che raccontano di un delitto efferato e che potrebbe costare al minore anche la contestazione dell'aggravante della crudeltà. Così come non torna il fatto che il cadavere della donna è stato avvistato da un agente della locale mentre galleggiava liberamente nel corso d'acqua Loncon, mentre il 17enne aveva raccontato di essere chiuso in un sacco. Non è però escluso che si possa essere sfilato durante il tragitto, di oltre otto chilometri.
Gli elementi ancora da spiegare: dall'arma del delitto al tragitto con la carriola
Diversi elementi rimangono ancora inspiegati. L'arma del delitto non è ancora stata trovata, dopo che il giovane l'avrebbe - così ha confessato - gettato in acqua insieme al cellulare della zia. Non è altrettanto chiaro come sia possibile che nessuno in paese si sia accorto di nulla, quando il 17enne camminava per la strada trascinando la carriola con il corpo della donna. E nemmeno è stata definita con precisione la dinamica dell'aggressione, se avvenuta al culmine di una violenta lite o se studiata e covata da tempo e poi infine realizzata dal nipote della vittima.
