Lavoro e rieducazione nelle carceri, l'esempio di Bollate (e non è il solo)
L'istituto milanese è tra i più richiesti per la sua attenzione alla riabilitazione dei detenuti: così si offre una seconda possibilità a chi ha sbagliato. Spiccano anche i penitenziari sull'isola di Nisida e di Gorgona
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Sovraffollate e inadeguate, le carceri italiane restano un tasto dolente. L'ultimo rapporto di Antigone denuncia un tasso di affollamento reale dei penitenziari di oltre il 139%, con pene in media più lunghe e un'età dei detenuti sempre più alta. Eppure, da questa perenne condizione di emergenza, emergono alcuni modelli positivi, istituti che si distinguono come realtà virtuose con iniziative che mettono al primo posto la riabilitazione dei detenuti e il loro reinserimento nella società.
Un penitenziario modello - "Mi è stato consigliato, è un buon carcere, probabilmente la scelta migliore". In cima alle cronache degli ultimi giorni, il gioielliere Mario Roggero aveva commentato così la sua scelta di costituirsi a Bollate. Il penitenziario milanese è a tutti gli effetti considerato uno degli istituti più all'avanguardia d'Italia. Ospita più di 1.600 detenuti, di cui circa 200 donne. La struttura e i servizi garantiti dal carcere osservano gli standard minimi di trattamento del detenuto e di rispetto della dignità umana. Il penitenziario di Bollate è innanzitutto "a celle aperte" e consente ai reclusi di trascorrere più ore fuori dalle proprie celle e di spostarsi liberamente tra i reparti, contribuendo così a un maggior benessere psico-fisico. Gli spazi esterni comprendono aree adibite a diverse attività sportive. All'interno, invece, l'istituto ospita un teatro per attività e spettacoli, una biblioteca, aule studio e perfino un asilo nido per ospitare anche i figli delle stesse detenute.
I detenuti noti - A Bollate sono diversi i detenuti noti. Mario Roggero, gioielliere condannato per l'omicidio di due rapinatori, è soltanto l'ultimo a essere entrato nell'istituto. Nello stesso penitenziario entrò nel 2015 Alberto Stasi, dopo la condanna in via definitiva per l'omicidio di Chiara Poggi. Il protagonista del caso di Garlasco, però, ha lasciato da oltre un mese le mura dell'istituto, avendo ottenuto un periodo di affidamento in prova.
A Bollate c'è anche Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo per la morte di Yara Gambirasio. Oltre a lui, scontano le loro pene qui Rosa Bazzi, condannata all'ergastolo per la strage di Erba, Giacomo Bozzoli, condannato per l'omicidio dello zio Mario Bozzoli, e Fabio Savi, esponente della banda criminale della Uno bianca.
Rieducare attraverso il lavoro - Segnalato dalle guide gastronomiche più prestigiose, "InGalera" è il ristorante di Bollate: un unicum in tutto il mondo. È uno spazio dove i detenuti possono lavorare come camerieri o dietro i fornelli sotto la guida di alcuni professionisti. Ed è proprio questo uno di valori aggiunti del penitenziario milanese: il ruolo prioritario attribuito alle attività lavorative per rieducare le persone e offrire loro una seconda opportunità. Oltre 200 detenuti a Bollate sono infatti in possesso di un'autorizzazione per uscire dal carcere in modo da lavorare o studiare. E tanti altri, circa 180, svolgono mansioni all'interno dell'istituto, assunti da aziende private.
Penitenziari eccellenti - Barlumi di speranza arrivano anche da altri istituti. Il penitenziario minorile flegreo sull'isola di Nisida (nel Napoletano) offre ai detenuti la possibilità di svolgere attività lavorative nel campo della ristorazione, della ceramica e del giardinaggio con laboratori e inserimenti professionali. Una storia simile arriva dalla famosa isola di Gorgona (Livorno). Il suo istituto offre ai reclusi percorsi di reinserimento professionale attraverso il mondo gastronomico ed enologico, con la produzione di vini pregiati grazie a una collaborazione tra un'azienda vinicola e il Dap (dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria).
