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Delitto di Garlasco, Alberto Stasi esce dal carcere: i regali lasciati al compagno di cella

Prima di uscire dal carcere di Bollate, Stasi ha lasciato un ventilatore e un mini-frigo al suo "coinquilino"

14 Giu 2026 - 08:54
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 © Da video

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Era il 12 dicembre 2015 quando Alberto Stasi varca per la prima volta la soglia d'ingresso del carcere di Bollate, condannato a 16 anni per l'omicidio della sua ex ragazza Chiara Poggi, avvenuto nell'agosto del 2007 a Garlasco. Gli ultimi anni di pena li potrà scontare fuori dal penitenziario milanese, in regime di affidamento in prova ai servizi sociali, come stabilito dal tribunale di sorveglianza di Milano che ha accolto l'istanza del team difensivo di Stasi. Bisogna ricordare che da oltre un anno il 42enne godeva del regime di semilibertà per motivi professionali.

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I regali al compagno di cella prima di lasciare Bollate

 Prima di dirigersi verso un'uscita secondaria assieme alla sua legale Giada Bocellari, Stasi ha regalato al suo compagno di cella un ventilatore e un mini-frigo: ha poi fatto le valige e salutato il direttore dell'istituto penitenziario, Giorgio Leggieri, gli agenti, gli educatori e i detenuti con i quali ha condiviso 10 anni di vita. 

Cosa può fare ora Stasi

 Secondo il suo avvocato, il 42enne "non tornerà a vivere, ovviamente" a Garlasco, nonostante non abbia restrizioni per gli spostamenti in Lombardia. Stasi vivrà in un appartamento in affitto nel Milanese, ma dovrà continuare a rispettare tutta una serie di regole: orari precisi di rientro a casa, divieto di frequentare i pregiudicati, divieto di uscire dalla Lombardia, obbligo di residenza, impegno in un’attività lavorativa, formativa o di volontariato e presentarsi periodicamente dai servizi sociali o dalle autorità competenti per verificare il rispetto delle prescrizioni. Se lo vorrà, Stasi potrà chiedere di trascorrere un periodo di ferie lontano da casa solo previa richiesta formale al magistrato di sorveglia e dietro parere positivo del funzionario dell'Ufficio locale di esecuzione penale esterna.

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