Cantù, 55enne ucciso a coltellate fuori da un bar: fermato 33enne | Il presunto killer: "Mi ha sfottuto per l'accento calabrese"
Il delitto nel pomeriggio di sabato nella frazione di Vighizzolo. La vittima, Aldo Marra, era molto nota nel mondo dell'arredamento e dell'oratorio. In manette Cristian Maffia.
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Una lite, una parola di troppo, forse uno sfottò per un accento del Sud: ci sarebbe questo dietro all'accoltellamento fatale del falegname 55enne Aldo Marra, colpito mortalmente nel pomeriggio di sabato all'esterno di un bar di Cantù (Como). Per l'omicidio è stato fermato il 33enne Cristian Maffia, con qualche precedente di polizia. Gli inquirenti stanno tentando di raccogliere diverse testimonianze per ricostruire la scintilla che avrebbe fatto esplodere lo scontro tra i due. Ai carabinieri che lo hanno ammanettato, il presunto omicida avrebbe spiegato: "Mi sfotteva per l'accento calabrese".
La lite nel bar
Gli animi si sarebbero accesi prima all'interno del bar, nella frazione di Vighizzolo. Poi la lite sarebbe continuata all'esterno del locale. Secondo alcune testimonianze raccolte sabato dai carabinieri, sembra che Maffia stesse infastidendo alcuni clienti e il gestore. Marra lo avrebbe invitato a uscire e ad allontanarsi, seguendolo fino all'esterno per assicurarsi che se ne andasse davvero. A questo punto, forse per una parola di troppo o appunto per uno sfottò "per la sua cadenza", il 33enne avrebbe estratto il coltello dalla tasca. Secondo la sua versione, lo avrebbe fatto perché "spaventato" dalla corporatura imponente della vittima.
Le coltellate mortali e il ricovero d'urgenza
I due fendenti sferrati hanno trafitto il 55enne alla spalla e al ventre. Soccorso immediatamente e trasferito d'urgenza all'ospedale Sant'Anna di Como, Aldo Marra è morto poco dopo: troppo grave la lesione allo stomaco. Sposato e padre di due figli, la vittima era molto noto nel settore dell'arredamento canturino ed era ben voluto nella cittadina per la sua attività da allenatore e collaboratore della squadra di calcio dell'oratorio San Michele.
Il coltello già in tasca "per paura di incontrare un conoscente"
Stando a quanto ricostruito dai carabinieri, Cristian Maffia era uscito di casa qualche ora prima con il coltello del delitto già in tasca. Il 33enne stesso avrebbe poi spiegato agli inquirenti di averlo portato "per il timore di incontrare un conoscente" nei confronti del quale aveva un debito di qualche centinaio di euro. E che, secondo Maffia, avrebbe sicuramente preteso la restituzione dei soldi.
Sottosegretario Molteni: "Crimine brutale, non resterà impunito"
"Un efferato atto di violenza che non resterà impunito". Questo il commento del sottosegretario all'Interno, Nicola Molteni. "Sono in contatto con il prefetto di Como e ho ringraziato l'Arma dei carabinieri che è tempestivamente intervenuta e ha prontamente fermato il presunto autore del reato. Un crimine così brutale e inumano non resterà impunito. Rivolgo alla famiglia della vittima e a tutta la comunità canturina, scossa da questo atroce delitto, il mio più profondo cordoglio e vicinanza".
