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Dentro lo scatolone una pelle di tigre con tanto di testa, danneggiata e segnata dal tempo, e poi una lettera scritta a computer. Una scoperta alquanto misteriosa e inquietante quella fatta davanti alla porta del Museo delle Scienze dell'Università di Camerino (Macerata), nei giorni scorsi. A trovarla è stato il responsabile della struttura che ha subito coinvolto le autorità competenti. Il tappeto è stato sequestrato e ora sono in corso indagini per ricostruirne la provenienza. L'ipotesi è che possa trattarsi di un reperto acquistato molti anni fa e che l'animale possa essere stato ucciso in Africa e poi la sua pelle venduta.
Pelle con testa di tigre scoperta a Camerino
La scoperta nei giorni scorsi: il pacco era accompagnato da una lettera con un messaggio in cui la tigre viene fatta parlare in prima persona, per raccontare la propria storia e manifestare la volontà di rimanere a Camerino per essere ammirata in un museo della città. "Ciao, vengo da lontano, ma da tanti anni sto qui a Camerino. Non sono stata rubata, ma acquistata in un periodo in cui non c'erano leggi che mi tutelavano. Voglio rimanere qui, dove sono sempre stata".
Sarebbe stata scoperta durante un trasloco
Nella lettera viene fatto anche un breve racconto della storia di questo reperto: "Sono stata qui a Camerino in una casa e tante persone mi ammiravano. Poi è finito tutto e per anni sono stata dimenticata in una cantina. Sono uscita fuori per caso durante un trasloco".
Indagini in corso
Visto il reperto appartenente a una specie protetta e tutelato dalla Convenzione di Washington, il responsabile del museo ha coinvolto gli organismi competenti tra cui il Nucleo Carabinieri Cites di Fermo e il Nucleo Carabinieri Forestale di Camerino: la pelle è stata sequestrata e l'Autorità Giudiziaria ha attivato accertamenti per ricostruirne la provenienza e in quali circostanze sia stata portata davanti al museo. È stato informato anche il ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica che si occuperà di stabilire la corretta gestione del reperto. Non è da escludere che possa essere conservata presso il laboratorio di Paleontologia del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Camerino.
La detenzione di animali o piante, parti di esse, in via di estinzione, in violazione alla normativa Cites, ricordano i Carabinieri Forestali, costituisce reato con pena dell'arresto da sei mesi a due anni e ammenda da 15mila a 150mila euro.
