Continuano gli interrogatori

Morte avvelenate con la ricina, sentita anche la zia 92enne: "Ha preparato la torta della vigilia"

Lontano dalla soluzione il giallo di Pietracatella. La procura ha disposto analisi aggiuntive sulla ricina, anche per accertare la posizione dei medici

26 Mag 2026 - 15:32
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Chi ha avvelenato con la ricina Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita, e con cosa. Sono due delle domande a cui gli inquirenti di Campobasso stanno tentando di rispondere per avvicinarsi alla soluzione del giallo di Pietracatella. E mentre iniziano le analisi tecniche sui dispositivi elettronici della famiglia molisana, i magistrati continuano gli interrogatori a tappeto stringendo il cerchio attorno alla famiglia. Tra le persone convocate è comparsa anche l'anziana Isa, la zia 92enne di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime. Avrebbe preparato lei la torta consumata la vigilia di Natale. Tra i dieci invitati al pasto, però, nessuno era stato male. 

L'autopsia posticipata e gli accertamenti aggiuntivi

 Gli accertamenti degli investigatori, oltre alla cena del 23 si stanno estendendo anche al pranzo e alla cena del 24 dicembre. Quello del 23 rimane il pasto più scrutinato, perché l'unica a cui erano presenti le due vittime e Gianni Di Vita, che ha accusato anche lui un malore. Gli accertamenti però sembrano procedere a rilento. Il deposito dell'autopsia, inizialmente previsto per questa settimana, è slittato a fine giugno. La procura ha disposto approfondimenti irripetibili aggiuntivi nel tentativo di chiarire le caratteristiche della ricina risultata fatale, definendone la tossicità e quanto abbiano influito nel decesso delle due donne. 

I cinque medici indagati

 Proprio questi accertamenti, secondo quanto scrive Repubblica, potrebbero essere decisivi per la posizione dei cinque medici dell'ospedale di Campobasso, che avevano preso in cura le due donne prima di dimetterle e che tuttora risultano tra gli indagati. Gli inquirenti chiedono infatti di sapere "se la patologia da avvelenamento era riconoscibile dai medici che hanno avuto in cura le due donne e se i protocolli adottati sono stati corretti".

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