Attentato a Sigfrido Ranucci, quattro arresti | Il giornalista: "Grazie agli investigatori, ora capire i dettagli della vicenda" | Caccia ai mandanti
Tre le persone finite in carcere e una ai domiciliari in esecuzione di un'ordinanza emessa dal gip di Roma su richiesta della locale Dda. Il gruppo avrebbe agito su commissione in cambio di alcune migliaia di euro
I carabinieri hanno arrestato i presunti esecutori dell'attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci. Quattro le misure cautelari eseguite, per detenzione di esplosivi e danneggiamento con l'aggravante del metodo mafioso. A finire in manette sono stati Antonio Passariello (residente a Cicciano, in provincia di Napoli), Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D'Avino (tutti residenti nell'Avellinese). Secondo le accuse, avrebbero operato su commissione in cambio di alcune migliaia di euro.
Gli arresti
Tre membri del gruppo sono finiti in carcere, uno ai domiciliari, in esecuzione di un'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia. Gli arresti sono stati compiuti nelle prime ore di martedì 30 giugno, nelle province di Napoli e Avellino, dai carabinieri del Comando provinciale di Roma, coadiuvati dai militari dei Comandi provinciali competenti per territorio.
Gli arrestati, di età compresa tra i 22 e i 53 anni, sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei delitti di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall'aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Secondo gli inquirenti, il commando avrebbe agito su specifico mandato di terze persone, allo stato non identificate, come "favore" e dietro compenso economico.
Secondo le accuse, la donna del commando avrebbe effettuato un sopralluogo nei giorni precedenti all'attentato all'esterno della abitazione del conduttore. In base a quanto si apprende, gli arrestati hanno tutti precedenti penali e sono residenti nei Comuni campani di Cicciano, Nola e Avella. Il 53enne ha tra i precedenti anche il sequestro di persona, violenza sessuale, rapina ed estorsione. Per gli altri reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Nella richiesta di arresto i pm contestavano il reato di strage, poi non riconosciuto dal gip nell'ordinanza.
L'attentato a Sigfrido Ranucci
L'attentato fu compiuto la sera del 16 ottobre 2025, a Pomezia, vicino Roma: un ordigno venne fatto deflagrare davanti al cancello dell'abitazione del giornalista, provocando la distruzione delle sue due auto parcheggiate in strada e danneggiando il muro perimetrale. Le indagini proseguono per svelare l'identità dei mandanti.
Il giornalista: "Grazie agli investigatori, ora capire i dettagli"
"Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli". Lo ha affermato Ranucci dopo la notizia degli arresti. "Da quello che ho capito - prosegue - c'è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le Sim. Vedremo cosa accadrà ancora".
I mandanti - I mandanti si sarebbero adoperati per garantire supporto per tutelare i presunti esecutori, fornendo fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e pianificando una loro eventuale fuga all'estero. Gli indagati avrebbero tentato in più occasioni di ostacolare le indagini effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede Sim e concordando linee difensive omertose per dissimulare il loro coinvolgimento e coprire i mandanti.
Altri indagati, in corso perquisizioni
Nell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma sull'attentato a Ranucci ci sono altri indagati. Oltre ai quattro arresti eseguiti dai carabinieri sono in corso numerose perquisizioni nei riguardi di persone che potrebbero aver fornito l'esplosivo e garantito il supporto logistico al commando.
