AGLI ATTI

Rogoredo, le minacce di Cinturrino: "Qua comando io, non i Mansouri"

Al poliziotto e ad altri tre agenti viene contestato anche di aver offerto cocaina a un tossicodipendente in cambio di informazioni sulla gestione della piazza di spaccio

17 Mar 2026 - 08:57
 © Ansa

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"Qua comando io, non comandano i Mansouri", lo avrebbe detto Carmelo Cinturrino a un pusher prima di spruzzargli contro dello spray urticante. Il poliziotto è ora in carcere con l'accusa di omicidio premeditato - avvenuto a Rogoredo - nei confronti del 28enne Abderrahim Mansouri. Cinturrino è indagato per altri 29 reati. Il poliziotto avrebbe così costretto l'uomo a rivelargli dove erano nascosti soldi e droga dei Mansouri. È una, tra le tante, delle imputazioni di estorsione che compaiono nella richiesta di incidente probatorio con l'obiettivo di ascoltare otto testimoni. Tra questi, anche l'afgano che fu testimone oculare dell'uccisione del 28enne. 

Gli arresti illegali di Cinturrino e dei colleghi

 Dall'atto della Procura vengono contestati a Cinturrino e ad altri agenti cinque arresti illegali. Un giovane tunisino sarebbe stato arrestato in modo illecito per due volte nel 2024, un marocchino per altrettante volte nel 2025 e un altro soggetto nel luglio del 2025. A quest'ultimo, gli agenti, avrebbero preso anche il telefono. 

L'offerta di cocaina in cambio di soffiate sulla gestione dello spaccio

 A Cinturrino e ad altri tre agenti viene contestato anche di aver offerto cocaina, lo scorso autunno, a un tossicodipendente e ad altre persone non ancora identificate "in cambio di informazioni su chi stesse cedendo droga e sui luoghi di imbosco". Due agenti, inoltre, avrebbero pestato fino a mandare "in ospedale" un "cavallino", sempre per accaparrarsi soldi e droga di Mansouri. Per la stessa ragione Cinturrino avrebbe sferrato "due colpi di martello sullo sterno" a un altro. Due, poi, le vittime di martellate "alla schiena" e alla testa anche tra ottobre e gennaio scorso. 

La necessità di ascoltare i testimoni

 La Procura evidenzia la necessità di sentire i testimoni, già ascoltati nel corso dell'indagine, con un incidente probatorio per non ripetere, poi, le audizioni nel processo, perché si tratta di persone o in carcere, o che potrebbero essere espulse, o senza fissa dimora.

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