A Pietracatella

Morte avvelenate per ricina, nuovi approfondimenti sui campioni di sangue

La richiesta della Procura al Centro Antiveleni Maugeri di Pavia

29 Apr 2026 - 15:16
 © Ansa

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La procura di Larino ha
affidato un nuovo incarico al Centro Antiveleni di Pavia sul
caso delle due donne di Pietracatella, in provincia di Campobasso, morte avvelenate con la ricina. Dopo la trasferta della procuratrice
Elvira Antonelli, che martedì si è recata personalmente al
Maugeri, arriva da fonti ufficiali la conferma della nuova
consulenza richiesta sul caso. Stando a quanto apprende l'Ansa, anche i nuovi approfondimenti richiesti riguardano il sangue delle persone coinvolte nella vicenda. 

La nuova consulenza affidata
al Maugeri di Pavia è la seconda che la Procura di Larino
richiede al Centro antiveleni diretto da Carlo Locatelli: il
primo lavoro, consegnato lo scorso 23 aprile, è quello che ha
consentito di scoprire la ricina nel sangue di Sara Di Vita e
Antonella Di Ielsi, morte subito
dopo Natale. Nelle 35 pagine della relazione viene spiegato
tutto il meticoloso lavoro svolto a Pavia, a partire dal primo
screening risalente ai primi giorni di gennaio, quando furono
ricercati circa 1300 agenti tossici tra farmaci, metalli,
pesticidi e tossine vegetali. Successivamente, la ricerca si è
allargata a sostanze meno comuni fino ad arrivare alla ricina.
Nella relazione Locatelli evidenzia anche che "nonostante i dati
disponibili in letteratura, le numerose variabili coinvolte non
consentono di attualmente di definire con precisione il numero
minimo di semi di ricino in grado di provocare tossicità
nell'uomo, ma che esistono solo ipotesi".

La ricina forse sciolta in acqua

 La ricina potrebbe esser stata somministrata sciolta in acqua ad Antonella Di Ielsi, 50 anni e a sua figlia Sara Di Vita, di 15 anni: è un’ipotesi alla quale stanno lavorando gli inquirenti che indagano sul giallo di Pietracatella e che nei prossimi giorni torneranno nella casa dei Di Vita per un nuovo sopralluogo. Oltre all’analisi dei vetrini raccolti durante l’autopsia, ci saranno anche nuovi esami, forse, sugli avanzi dei pasti sequestrati dalla polizia scientifica. Ecco perché la procuratrice di Larino, che ha aperto il fascicolo per duplice omicidio ancora contro ignoti e il capo della squadra mobile di Campobasso, sono andati al centro antiveleni di Pavia che ha individuato la ricina nel sangue delle due donne. In quello di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, erano stati trovati frammenti proteici compatibili, ma non in modo definitivo, con la ricina. Potrebbe essere stato avvelenato anche lui, ma una conferma non ci sarà mai: con il passare del tempo, infatti, la tossina tende a scomparire dal sangue. 

Le indagini

 In questura, invece, continuano gli interrogatori di amici e familiari. Gianni di Vita e sua figlia Alice, parti offese nell’altro filone di inchiesta, quello delle presunte responsabilità mediche, potrebbero essere di nuovo sentiti dagli investigatori. Dal cellulare di Alice, la più grande - l'unica che la sera del 23 dicembre, quella più probabile dell’avvelenamento, non c'era - sono stati estrapolati spostamenti, ricerche online, chat, comprese quelle con l’amico di famiglia che il 26 dicembre ha curato con delle flebo madre e figlia quando stavano male. È stato sentito dagli investigatori come persona informata sui fatti.

Il medico legale: "Analisi istologica importante come l'autopsia"

 "Durante l'incontro al Policlinico di Bari si darà la possibilità ai consulenti di parte di visionare al microscopio i vetrini ottenuti dai frammenti di organo prelevati in sede di autopsia il 31 dicembre scorso e durante l'incontro del 28 gennaio". È quanto fa sapere la dottoressa Benedetta Pia De Luca, il medico legale che ha effettuato le autopsie sulle due donne. "L'analisi istologica è importante tanto quanto quella autoptica - aggiunge - e serve a rilevare eventuali elementi non evidenziabili con la sola visione macroscopica degli organi". La dottoressa infine ha ribadito di aver chiesto una ulteriore proroga di 30 giorni per il deposito della relazione "alla luce della complessità del caso".

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