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"Abbiamo una prova formidabile". Lo conferma, in diretta al "Diario del giorno", Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio, unico indagato nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. "Lo dico consapevole che questa e le altre prove verranno sottoposte al vaglio del contraddittorio, ma credo che la loro natura abbia i crismi della serietà", prosegue il legale, prima di entrare nel merito di ciò che lui e il team difensivo hanno chiesto.
La prova, in particolare, riguarda l'impronta della scarpa taglia 42, rinvenuta sulla scena del crimine e attribuita all'assassino. "Siamo partiti dalle foto dell'epoca, effettuate dai Ris di Parma, e l'abbiamo riprodotta con uno strumento in 3D; poi ne abbiamo fatto fare un calco in gesso e recuperato quattro scarpe Frau, identiche a quelle utilizzate dall'assassino, e siamo arrivati a delle conclusioni", sottolinea il professionista. Un lavoro iniziato dai reperti fotografici, quindi, e proseguito con la ricostruzione materiale di quanto era stato rilevato anni prima.
Nell'ambito dello stesso accertamento è rientrata anche una verifica sul piede di Sempio, su cui sono stati fatti eseguire dei raggi. L'obiettivo era capire quanto l'arto, che oggi calza un 44, possa essere cresciuto nel corso del tempo: un elemento che, secondo la difesa, incide sul confronto tra l'impronta lasciata allora e la misura attuale dell'indagato.
Il legale illustra poi un secondo studio, condotto sull'impronta 33, quella su cui si è discusso più a lungo. "Abbiamo riprodotto esattamente lo stesso esperimento che asserisce di aver fatto, tramite il proprio personale, la Procura della Repubblica. Abbiamo bagnato questa impronta con il sangue, il sudore, altro materiale biologico e infine semplicemente bagnata e sottoposta a reagente", spiega.
Il risultato, a suo dire, ribalta le conclusioni degli inquirenti: secondo quanto emerso dalla replica, "non è assolutamente vera la conclusione che hanno raggiunto le forze di polizia". Una contestazione che apre un nuovo fronte nel dibattito tecnico, e che ora dovrà misurarsi con il vaglio del contraddittorio.
