Una ferrata rocambolesca, seguita da un salvataggio altrettanto rocambolesco. È quanto accaduto nella notte di giovedì 20 sul Campanile di Val Montanaia, nelle Dolomiti friulane. Protagonisti della disavventura, poi a lieto fine, un uomo e una donna di Venezia che, ieri pomeriggio, durante le fasi di discesa in corda doppia dalla cima, hanno errato la linea di calata a partire dal grande ballatoio, spostandosi inavvertitamente troppo a ovest anziché verso nord. L'uomo, classe 1973, il primo e unico a scendere, dopo circa 50 metri è rimasto bloccato a mezz'aria. Una situazione ad alto tasso adrenalinico, ma anche a rischio clinico per la "sindrome da sospensione inerte", condizione in cui la prolungata immobilità imbragati compromette la circolazione sanguigna.
Con nessun altro in vista, la situazione sarebbe potuta presto degenerare. Ma alcune persone alla base dell'obelisco hanno notato le difficoltà e si sono precipitate al Rifugio Pordenone, distante a piedi circa due ore e mezza, per allertare la Sala operativa regionale emergenza sanitaria. La macchina dei soccorsi si è mossa immediatamente, mobilitando la stazione Valcellina del Soccorso alpino, l'elisoccorso regionale e un'ambulanza.
Le operazioni di recupero si sono scontrate con una "mission impossible", con ostacoli proibitivi. L'elicottero sanitario, giunto sulla cima dolomitica, ha dovuto rinunciare all'impiego del verricello a causa della fitta nebbia e della scarsa visibilità sul ballatoio. Il forte vento generato dalle pale rischiava poi di smuovere pericolosamente sassi, mettendo a repentaglio l'incolumità dell'alpinista bloccato e del tecnico del soccorso. Rientrato l'elicottero al campo base dell'aviosuperficie di Pinedo, la strategia è mutata: i soccorritori sono risaliti portando con sé più corde da 200 metri, affrontando la montagna dal versante est per sbarcare tre operatori in quota. A sera, con una fitta oscurità, la squadra ha raggiunto il ballatoio anulare, dove la compagna di cordata dell'alpinista appeso era rimasta in attesa. Qui, un soccorritore è riuscito a calarsi lungo la corda, ha raggiunto l'uomo, agganciandolo, ha tagliato le sue corde e infine lo ha condotto alla base dell'obelisco. Pur provato e immerso nel buio, l'alpinista è rimasto lucido evitando conseguenze peggiori. L'operazione, cominciata alle 18:50, come ha precisato il Cnsas Fvg, si è conclusa all'1 di notte.
