Aveva provato a difendersi

Femminicidio Messina, l'autopsia: "Daniela tramortita e poi accoltellata 30 volte"

Bonfiglio era stato già arrestato dalla polizia a Spadafora con l'accusa di tentato omicidio nei confronti della sua convivente di allora

14 Mar 2026 - 18:17
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Daniela Zinnanti, la donna uccisa dall'ex compagno Santino Bonfiglio lunedì scorso a Messina, avrebbe provato a difendersi prima di morire. È uno dei riscontri che emergono dopo l'autopsia. L'esame è stato condotto dal medico legale Alessio Asmundo che ha ricevuto l'incarico dalla Procura. All'obitorio dell'ospedale Papardo anche i consulenti nominati dalla difesa di Bonfiglio e dalla famiglia Zinnanti: i professori Daniela Sapienza e Antonino Bondì.

Trenta coltellate

 Sembrerebbe che Bonfiglio abbia usato un tondino in ferro per forzare la finestra ed entrare nella stanza da letto e poi per tramortire la donna colpendola alla nuca. In seguito avrebbe usato un coltello con il quale l'avrebbe colpita più volte. La donna presentava ferite alle mani, segno che in un primo momento ha provato a proteggersi dalle coltellate. Bonfiglio si sarebbe accanito colpendo l'ex compagna al torace e al collo almeno con trenta coltellate. Secondo l'autopsia la Zinnanti sarebbe morta subito dopo. Il corpo è stato trovato il giorno successivo dalla figlia che, allarmata dalle mancate risposte della madre, ha raggiunto l'abitazione.

Bonfiglio aveva provato a uccidere la compagna nel 2008

 È emerso inoltre dalle indagini un precedente di Bonfiglio del 2008. L'uomo era stato già arrestato dalla polizia a Spadafora con l'accusa di tentato omicidio nei confronti della sua convivente di allora. Fermato in quel caso in un primo momento da un vigile vicino di casa, era fuggito cercando di evitare l'arresto della polizia, nel frattempo intervenuta su segnalazione della stessa vittima, refertata con 30 giorni di prognosi. In primo grado la condanna fu di dieci anni di reclusione. Ma in appello i giudici cambiarono la qualificazione giuridica dei fatti in lesioni personali riducendo la pena a tre anni. 

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