A Trescore Balneario

Bergamo, la prof accoltellata: "Salvata dal coraggio immenso di un mio alunno"

Chiara Mocchi in una lettera dall'ospedale: "Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall'aorta". Il legale della docente è intenzionato a proporre una medaglia per "l'eroe" che l'ha salvata 

30 Mar 2026 - 13:15
 © Ansa

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"Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall'aorta. Un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva, e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l'ombra diventava addio". Chiara Mocchi, la professoressa di francese accoltellata da un suo alunno il 25 marzo tra i corridoi della scuola media di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, racconta con queste parole i drammatici momenti seguiti al gesto del tredicenne che l'ha colpita.

Le sue urla dopo la prima coltellata hanno richiamato un altro studente che, mentre lei tentava di difendersi e cadeva a terra ferita, ha affrontato il compagno armato prendendolo a calci e facendolo scappare. Il giovane, anche lui tredicenne, è così riuscito a evitare il peggio: "Davanti alla mia aula, un mio alunno tredicenne - confuso, trascinato e "indottrinato" dai social - mi ha colpita all'improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale. Solo il coraggio immenso di un altro mio alunno, E., anche lui tredicenne, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita, ha impedito il peggio", si legge nella lettera aperta affidata dalla 57enne al suo avvocato, Angelo Lino Murtas, dettata da una stanza dell'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove è ricoverata. Un gesto da "eroe", per il legale, che vorrebbe conferire una medaglia all'alunno che ha salvato la vita alla sua docente: "È indubbiamente un eroe" ha detto Murtas all'Ansa. "Ha rischiato di prendersi delle coltellate anche lui, come mi ha riferito la mia assistita. Sono intenzionato a proporlo per una medaglia perché se le merita".

"Dal cielo è arrivata l'eliambulanza del servizio Blood on Board. Mi hanno caricata in un istante. Nel momento del decollo, ho visto dall'alto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente riempirsi dei volti dei miei amati ragazzi. Mi salutavano agitando le mani con disperazione, le lacrime agli occhi. Era come se volessero trattenermi ancora un po' con loro", continua il toccante racconto della prof. "Ricordo una voce di donna, ferma e urgente: 'Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più' - prosegue -. Poi la luce nei miei occhi si è spenta e ho sentito di sprofondare nel buio più profondo. E proprio lì, in quel buio, ho percepito la vita tornare indietro. Come se stesse rientrando lentamente nel mio corpo, attraverso le vene. Una voce maschile scandiva: 'Ancora una sacca… presto, ancora una!' Era il sangue donato, quello che ricominciava a circolare nel mio cuore che riprendeva il suo ritmo".

Mocchi ha quindi voluto ringraziare i donatori dell'Avis, oltre al personale sanitario che la ha salvata grazie al suo pronto intervento: "Professionisti, ma soprattutto esseri umani che non dimenticherò mai. E poi c'è un pensiero che mi commuove. Penso, e non è un sogno, che il sangue che ora scorre nelle mie sia quello del mio avvocato Angelo Lino Murtas, donatore effettivo Avis da oltre 45 anni, che ha salvato la vita a tante persone e che aveva donato il sangue proprio il giorno prima all'Avis di Monterosso a Bergamo". E prosegue: "Come lui, ci sono migliaia di persone anonime che offrono una parte di sé senza voler nulla in cambio. Gesti che sembrano piccoli, ma che diventano enormi quando salvano una vita. È lo stesso spirito con cui mio padre fondò l'Avis-Aido della Media Val Cavallina, con quel motto che da sempre custodisco nel cuore: 'Una goccia di sangue può salvare una vita'. Forse mio padre non immaginava che un giorno quella vita sarebbe stata proprio quella di sua figlia". La sua speranza è che chi legge la sua lettera "trovi il coraggio e la volontà di diventare donatore".
 

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