Lo Stato italiano mette a disposizione voli sanitari per far rientrare in Italia i pazienti che devono ricevere assistenza medica. La disponibilità del governo di Giorgia Meloni di offrire un rimpatrio sanitario ad Alessandro Di Battista, ex deputato del Movimento 5 Stelle ricoverato a Cuba in gravi condizioni dopo essersi sentito male, ha scatenato le polemiche di molti cittadini italiani, che si sono chiesti se anche a loro verrebbe offerto un volo di Stato in caso di condizioni sanitarie critiche rilevate in un Paese estero.
Come funzionano i voli di Stato
Il rimpatrio sanitario è una procedura garantita a tutti i cittadini italiani all'estero che per ragioni mediche necessitano di un ricovero ospedaliero in patria. I costi sono a carico dell'Aeronautica militare, finanziati dal Mef. La procedura viene regolata da una direttiva del presidente del Consiglio del 23 settembre 2011, e prevede un iter articolato, dalla valutazione medica all’autorizzazione del volo. La disposizione prevede il volo di Stato per cittadini italiani gravemente malati o traumatizzati, quando c'è un imminente pericolo di vita, quando non è possibile trasportarli con altri mezzi o quando sul posto non possono ricevere cure adeguate. È anche la disposizione che si applica anche al trasporto di organi da trapiantare.
La procedura non è automatica
L'autorizzazione, sottolineano dall'esecutivo, viene concessa solo dopo una rigorosa verifica. La richiesta del trasferimento deve infatti partire dall'ambasciata o dal consolato, e deve essere accompagnata da una documentazione sanitaria del paziente, dalla valutazione sulla sua idoneità al volo e dall'indicazione dell'ospedale italiano disposto a prenderlo in carico. Condizione essenziale per i trasporti a bordo di aerei sanitari è il cosiddetto "fit to fly", ossia il certificato di trasportabilità aerea del paziente. Il dossier viene quindi sottoposto alla Presidenza del Consiglio, attraverso l'Ufficio dei voli di Stato, di governo e umanitari. Ricevuta l'autorizzazione, l'Aeronautica Militare organizza la missione scegliendo velivolo, equipaggio e dispositivo sanitario in base alle necessità del paziente e delle strutture sanitarie locali. Nel frattempo, la Sede consolare assiste i familiari nell'ottenimento della cartella clinica da trasmettere alla struttura in Italia. Quindi, riassumendo, uno dei criteri decisivi è l'impossibilità di utilizzare un volo civile o altri mezzi adeguati. A questa, si aggiunge la condizione sanitaria del paziente a essere trasportato.
I precedenti
Come fa sapere la Farnesina, i voli di Stato per motivi sanitari sono già 57 nel 2026 e si va dai 27 dell'anno scorso ai 112 del 2018. Più numerosi dei voli di Stato umanitari, 5 quest'anno, poco più di 8 in media dal 2018 al 2025. Uno dei casi più noti di volo di Stato per motivi sanitari coinvolse un ragazzo di 17 anni di Grado (Gorizia) rimasto bloccato a Wuhan, in Cina, nel febbraio 2020, all'inizio della pandemia da coronavirus. Il 17enne era stato fermato due volte allo scalo cinese a causa della febbre e non aveva potuto imbarcarsi sui voli organizzati per riportare in Italia gli altri connazionali. Il 14 dello stesso mese, un Boeing KC-767 partì da Pratica di Mare, raggiunse Wuhan e riportò il ragazzo in Italia il giorno successivo. La missione era stata organizzata dall'Aeronautica con un volo configurato per il trasporto in biocontenimento. Al suo arrivo in Italia, il ragazzo fu trasferito allo Spallanzani per gli accertamenti e la quarantena: all'istituto specializzato il 17enne risultò negativo al coronavirus. Un episodio più recente, invece, riguarda il trasferimento di un cittadino italiano dalla Thailandia. Un aereo Gulfstream G-650 del 31esimo Stormo era partito dall'aeroporto di Ciampino per il Paese del Sud Est asiatico per effettuare il trasporto sanitario in un'unica tratta intercontinentale di circa 12 ore senza scali, che ha visto impegnati due equipaggi. Il velivolo era atterrato a Milano Linate e il paziente era stato poi trasferito al San Raffaele.
Il bimbo bloccato in Egitto
Attualmente, il governo italiano sta lavorando per il trasporto di un bimbo di sei anni e mezzo in coma dopo un incidente nella piscina di un albergo a Sharm El Sheik, in Egitto. Il suo rimpatrio potrebbe avvenire già nei prossimi giorni. Lo rende noto la Farnesina, secondo cui "in seguito all'ulteriore accertamento eseguito tramite risonanza magnetica, i medici curanti e i medici italiani hanno concordato sulla trasportabilità aereo del bambino". L'Ambasciata al Cairo contribuirà inoltre a coprire una parte delle spese mediche affrontate dalla famiglia all'ospedale di Sharm, dopo che un crowdfunding lanciato su di una piattaforma web ha raccolto oltre 80mila euro per riportarlo a casa. Alla condizione del piccolo paziente, è andata infatti a sommarsi una complicazione: le spese, non essendo stata stipulata un'assicurazione sanitaria prima della partenza per l'Egitto, sono a carico dei genitori. La rappresentanza diplomatica è intanto in costante contatto con la famiglia per ogni tipo di assistenza anche logistica e amministrativa in Egitto, e continuerà a mantenersi in stretto raccordo in vista del loro rientro in Italia.
