L'UDIENZA IN TRIBUNALE

Vicenza, la madre del 14enne morto di cancro a processo: "Metodo Hamer? Non lo seguirei più"

La donna è accusata assieme al marito di omicidio per non aver sottoposto il figlio, malato di osteosarcoma, a cure appropriate

18 Mar 2026 - 08:41
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"Si mangiava in modo pessimo, Francesco si sentiva soffocare in quella stanza ed è andato in crisi. Se a Bologna fosse andata diversamente, non avremmo poi preso quelle decisioni". A parlare è Martina Binotto, mamma di Francesco Gianello, che ha perso la vita a 14 anni nel gennaio 2024 per un osteosarcoma al femore. Martedì la donna è stata sentita in tribunale a Vicenza nel processo per la morte di suo figlio, come riporta il Corriere del Veneto: è accusata assieme al marito Luigi Gianello di omicidio, per non averlo sottoposto a cure appropriate. Ha raccontato dell’esperienza negativa all’istituto ortopedico Rizzoli di Bologna e di come le loro decisioni siano state orientate dalle indicazioni del medico Matteo Penzo, seguace delle teorie di Geerd Hamer, che collegano la malattia a traumi psicologici.

La richiesta di dimissioni

 "Dopo la radiografia con il contrasto ci era stato consigliato di andare al Rizzoli - ha spiegato l’imputata - e il ricovero a marzo non è stato ben vissuto da Francesco, che non voleva più rimanere lì". Da lì, la revoca del consenso alla biopsia: "Prima ho firmato di getto per consentire l’esame. Poi però mio marito mi ha detto che aveva sentito Penzo e che gli aveva descritto la procedura come invasiva e rischiosa. Per questo motivo sono andata in panico e ho chiesto le dimissioni". A quel punto, i sanitari avrebbero cercato di spiegare ai genitori la gravità della situazione: "Mentre parlavano sentivo i loro discorsi in modo frammentato, avevo recepito parole come "aggressivo, chemio, sarcoma", ma non riuscivo a collegarle tra loro e a rendermi conto di che cosa stesse accadendo", ha detto la madre.

"Penzo ci aveva dato una speranza"

 Gli avvocati difensori, Lino e Jacopo Roetta, hanno chiesto che tipo di supporto psicologico avessero ricevuto i genitori in quel momento e Binotto ha spiegato di essere stata chiamata in corridoio, assieme al marito, da un paio di persone che li avevano trattenuti solo pochi minuti, precisando di non ricordare cosa avessero detto loro. "Penzo ci aveva dato una speranza, parlava di una possibile guarigione", ha raccontato. Il giudice Matteo Mantovani le ha quindi chiesto su quali basi si fondasse quella convinzione e l’imputata ha risposto in modo confuso: "Ci ha convinti che sarebbe guarito".

Il percorso alternativo in Val di Brucia

 Dopo le dimissioni, la famiglia ha chiesto un consulto anche ad altri medici, per poi affidarsi alle indicazioni di Penzo, iscritto all’albo e già anestesista all’Usl del Veneto Orientale, che li ha invitati a un percorso alternativo che includeva anche un periodo nel centro salutistico Arcadinoi in Val di Brucia, in Umbria. "Volevamo aiutare Francesco a tirarsi su a livello psicofisico facendolo immergere nella natura", ha spiegato la madre. "Poi saremmo andati avanti con il resto del percorso di terapia, dalla biopsia in avanti". E a proposito delle sofferenze del figlio, aggiunge: "Non mi ha mai detto che aveva tanto male, ma nel caso gli davo i farmaci prescritti come il Brufen e facevano effetto".

Una versione in contrasto con quella dei consulenti del pubblico ministero, Paolo Fietta, che avevano sottolineato come nei 45 giorni successivi il ragazzo dovesse aver avuto dolori intensi, con farmaci probabilmente insufficienti a gestirli. Poi, il peggioramento improvviso del 24 aprile 2023, quando il quattordicenne ha perso la funzionalità degli arti ed è stato ricoverato il giorno dopo a Perugia. "Abbiamo detto ai medici che era caduto dallo skate - ha riferito - perché era successo mesi prima. Mi era rimasta impressa la storia di una ragazza che un anno dopo un trauma non era più riuscita a camminare e ho pensato potesse essere lo stesso caso. Non ho collegato subito la situazione alla malattia".

Le cure palliative

 Solo in un secondo momento è stata comunicata ai sanitari la diagnosi di osteosarcoma, permettendo l’avvio delle cure oncologiche: "A Perugia abbiamo trovato un ambiente diverso, più accogliente", ha sottolineato la donna. Qui il ragazzo è stato sottoposto alla biopsia e poi alla chemioterapia che non ha prodotto gli esiti auspicati, rendendo necessario il ricorso alle cure palliative continuate poi nell’ospedale di Vicenza. Nelle sue ultime settimane, il quattordicenne ha ricevuto i trattamenti a domicilio, dove veniva controllato ogni giorno da medici e infermieri.

"Non seguirei più Penzo"

 Quando il giudice le ha chiesto se rifarebbe le stesse scelte, la madre ha risposto: "Andrei subito a Perugia e non seguirei più Penzo". Alla fine dell’udienza, la corte d’Assise ha disposto una nuova perizia per accertare il nesso di causalità tra le condotte contestate agli imputati e la morte del minore, ritenendo non sufficienti le consulenze tecniche delle parti. Il giudice ha nominato come periti il medico legale Antonello Cirnelli e la professoressa Franca Fagioli, direttrice dell’oncologia pediatrica dell’ospedale Regina Margherita di Torino.

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