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Trento, sulle strisce in sella alla bici e non pagò la multa: in cinque anni la cartella lievita a 860 euro

Giuseppe Scaglione, docente di Architettura all'università, contestò la sanzione di 45 euro iniziali e si rivolse al sindaco, senza successo. Cinque anni dopo vive a Cosenza

Trento, sulle strisce in sella alla bici e non pagò la multa: in cinque anni la cartella lievita a 860 euro - foto 1
Università di Trento

Attraversò la strada sulle strisce pedonali in sella alla sua bici per non perdere il treno che da Trento lo avrebbe portato a Torino.

Erano le 7.40 del 21 maggio 2017 e un vigile fermò il ciclista sanzionandolo per 45 euro. Ma quel ciclista, Giuseppe Scaglione, 68 anni, professore di Architettura all'Università di Trento, contestò quella multa, a suo avviso ingiusta perché "la città era semideserta, in bici attraverso un breve tratto di strisce pedonali, circa 2 metri, e dopo un istante sento il fischietto di un vigile urbano, ma non ho messo in pericolo i pedoni". Così si rivolse senza successo al sindaco e al capo dei vigili per ben due volte. Così oggi la cartella esattoriale è arriva a 860 euro. "Un'usura, non ho commesso nulla, la mia è una battaglia civile. Mi sono trasferito a Cosenza, preferisco la tolleranza alla rigidezza estrema", scrive il docente a Il Corriere della Sera, che raccoglie la sua denuncia.

 

Trento, in bici sulle strisce pedonali: cinque anni dopo la multa lievita a 860 euro

 "Erano le 7.40 del 21 maggio 2017 - scrive Scaglione a Il Corriere della Sera - e correvo a prendere il treno per andare a Torino e tenere una lezione. La città era semideserta. Attraverso in bici un breve tratto di strisce pedonali, circa 2 metri, e dopo un istante sento il fischietto di un vigile urbano. Dopo la segnalazione ho proseguito a piedi conducendo la bici a mano di corsa perché stavo per perdere il treno".



 

Diversa la versione dei vigili, già nella data (3 maggio 2017) e nell'orario (8.04) dell'accaduto: "Scaglione proveniva da Torre Vanga con direzione stazione dei treni, transitando a bordo della sua bici sul marciapiede-aiuola spartitraffico del cavalcavia San Lorenzo, dove si trova l’attraversamento pedonale. Invitato dagli agenti a condurre a spinta il veicolo, si immetteva sulla carreggiata percorrendo in senso contrario rispetto a quello della circolazione via Pozzo e piazza Dante. Gli venivano quindi contestate due violazioni da 41 e 163 euro. Scaglione diceva all'agente: 'Devo andare, me la mandi a casa'".

 

 

Il primo verbale è da 45 euro, contestato al sindaco e al capo dei vigili dal docente-ciclista. A distanza di 5 anni, l'avviso bonario con la cifra decuplicata a 450 euro e, infine, l'ingiunzione di pagamento a 860 euro. 

 

 

"Scrissi al sindaco non per farmi togliere la multa, ma per segnalare il paradosso della situazione", spiega Scaglione a Il Corriere della Sera. "Non ricevetti risposta. In compenso il successore, quando ho ricevuto la richiesta di pagare dieci volte tanto se n'è lavato le mani alla Ponzio Pilato". Due mesi dopo la multa arriva a 860 euro.

 

 

"Una follia: venti volte la sanzione iniziale — conclude il professore —. Ho già pagato multe al Comune di Trento, ma questa no: mi rifiuto. Mi sono rivolto a un legale e forse sarò costretto a rateizzare, ma trovo questa ingiustizia un esempio di un sistema vessatorio contro cui credo sia doveroso protestare. La mia è una battaglia civile. Ho proposto una transazione, 150 euro è una cifra congrua: se non riesco, pazienza".

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