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Marmolada, all'opera i Ris di Parma: "Priorità massima all'analisi dei resti"

Il Dna da oggetti e famigliari: così gli specialisti dell'Arma dei carabinieri si impegna a dare un nome alle vittime "nel tempo più veloce possibile"

Ansa

"Siamo in attività in due siti per eseguire dei prelievi biologici sui resti recuperati e in contemporanea eseguire il prelievo del Dna da oggetti o famigliari dei dispersi.

Dobbiamo eseguire nel tempo più veloce possibile la profilazione e la comparazione per dare un nome a chi non è tornato dalla Marmolada. Daremo a questa indagine la massima priorità". Si è presentato così il comandante dei Ris di Parma Giampietro Lago alla conferenza stampa a Canazei per fare il punto delle operazioni di ricerca dei dispersi sulla Marmolada.


L'incarico dalla Procura -

Ai carabinieri del Ris di Parma la Procura di Trento ha delegato le analisi sul materiale genetico prelevato dai resti delle vittime del disastro, che sarà confrontato con quello dei parenti che si sono presentati o sono stati rintracciati. La squadra ha ricevuto l'incarico di analizzare i reperti umani e tecnici ritrovati dal Soccorso alpino e iniziare le comparazioni biologiche attraverso l'analisi del Dna. "Bisogna trovare la corrispondenza genetica tra i resti senza nome e un oggetto", specificano i carabinieri del Ris.


 


"E' evidente - ha aggiunto il comandante Lago, - che io non posso che parlare dei resti ad oggi disponibili. Stesso discorso per i resti che dovessero emergere successivamente. Ma ovviamente il cerchio non si chiude fino a che non avremmo tutti i reperti a disposizione".


 


Strage Marmolada, a Canazei i parenti delle vittime al centro operativo

Le immagini dei parenti delle vittime al centro operativo allestito alla caserma dei vigili del fuoco per le operazioni di soccorso sul ghiacciaio della Marmolada a Canazei. Tra loro, la sorella di Erica Campagnaro, la donna di Tezze sul Brenta (Vicenza), dispersa assieme al marito Davide Miotti, intervistata dai giornalisti.

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Le modalità di lavoro -

"Sono in via di acquisizione i campioni dei resti ritrovati, delle persone reclamate dalle famiglie e degli stessi famigliari, che verranno portati nel tempo più rapido possibile nei laboratori per i raffronti", ha spiegato il comandante Lago. "Le attività tecniche, una volta acquisiti tutti i campioni, richiedono alcune ore, - ha precisato. - L'esito, una volta che i campioni sono disponibili, è previsto in una giornata lavorativa". 


 


Quelle di prelievo dei reperti sono operazioni delicate e pericolose: quando un drone individua delle tracce, un soccorritore viene poi calato dall'elicottero per raccogliere velocemente i resti o le attrezzature tecniche emerse dal ghiaccio e dal pietrisco. Il rischio di crolli è infatti molto alto e se un distacco si verificasse durante una ricognizione il tempo per mettersi in salvo sarebbe minimo, considerato che la parte di seracco ancora attaccata alla montagna ha un fronte di ghiaccio di 200 metri con un'altezza di 60 metri e una profondità di 80 metri.


 



"Anche questa mattina, in tre o quattro punti, abbiamo ritrovato sia dei resti umani che attrezzatura alpinistica e tutto è stato già prelevato dagli operatori in elicottero", ha riferito il presidente del Soccorso alpino nazionale, Maurizio Dellantonio. "Ci sono - ha aggiunto - parti umane, di dimensioni molto piccole, tante neanche collocabili in una sezione del corpo o l'altra. Tutti quanti verranno esaminati per trovare anche un minimo di relazione tra un reperto e l'altro".


 



L'ordinanza del sindaco di Canazei -

Per consentire le ricerche e allontanare curiosi ed escursionisti dall'area interessata dal crollo, il sindaco di Canazei Giovanni Bernard  ha approvato una nuova ordinanza che circoscrive l'area di chiusura del massiccio, limitando il divieto di accesso al versante nord con la forcella Marmolada. L'accesso all'area è consentito dunque solo agli operatori autorizzati che stanno conducendo le ricerche in quota.


 



Le vie saranno presidiate giorno e notte da polizia e Corpo forestale. "Chi non rispetterà i divieti sarà denunciato - sottolinea il primo cittadino. - Ma passo Fedaia con tutte le sue strutture è aperto. Meglio chiarire per evitare di trovare il deserto al passo". La tragedia non ha comunque influito sui flussi turistici: la val di Fassa è sold out. 


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