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Torino, madre e figlio di un mese trasferiti dal carcere a istituto

Dopo l'appello del deputato Avs Marco Grimaldi al ministro Nordio, su ordinanza del gip, è stato disposto l'ingresso dei due in apposito centro. Ma c'è anche il caso di un'altra mamma con due figli

Torino, madre e figlio di un mese trasferiti dal carcere a istituto - foto 1
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La giovane mamma romena che si trovava nel carcere di Torino con il suo bambino di un mese è stata trasferita, dopo l'appello del deputato Avs Marco Grimaldi al ministro Carlo Nordio.

Dal penitenziario Lorusso e Cotugno è stata portata all'Icam, l'Istituto a custodia attenuata per madri detenute attiguo alla casa circondariale e dedicato proprio alle donne incarcerate con i figli. Il trasferimento è stato disposto in seguito all'ordinanza emessa dal gip di Pistoia dopo che la direzione della casa circondariale si era attivata, chiedendo lo spostamento della donna e del bambino all'autorità giudiziaria competente e individuando la struttura adatta ad ospitarli. Denunciato anche un altro caso analogo nello stesso carcere: dietro le sbarre mamma e due figli di uno e tre anni.

Torino, madre e figlio di un mese trasferiti dal carcere a istituto - foto 2
Tgcom24

La nota del ministero della Giustizia

 La notizia del trasferimento di madre e neonato dal carcere all'istituto per madri detenute con figli è stata comunicato dal ministero di Giustizia precisando che ciò è stato possibile appena "ricevuta l'ordinanza del gip". "Da subito - precisa il ministero - la direzione dell'istituto aveva chiesto lo spostamento e immediatamente era stato individuato l'istituto di Custodia attenuata per detenute madri di Torino. Appena arrivato il provvedimento del giudice competente si è provveduto allo spostamento".
 

La vicenda

 Si chiama Aslan e non ha neanche un mese. Era in carcere, a Torino, in attesa che un magistrato si pronunciasse sulla sua sorte e su quella della madre, una giovane rumena "terrorizzata" arrestata, "senza essere stata condannata e soprattutto senza aver visto ancora un avvocato". A scoprire la vicenda stato il deputato di Alleanza Verdi Sinistra, Marco Grimaldi, durante una visita di routine nella casa circondariale Lorusso e Cotugno.

 

Così il parlamentare si era appellato al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, chiedendo un suo intervento "immediato" per "sanare una situazione assolutamente inaccettabile". Anche il Pd era insorto alla notizia e, attraverso la responsabile Giustizia, Debora Serracchiani, aveva chiesto al Guardasigilli di venire "a riferire immediatamente in Parlamento". Poi la notizia del trasferimento di mamma e figlio dal carcere in un istituto apposito.

 

 

Il caso di Aslan però non è l'unico

 Nella stessa struttura c'è anche un'altra donna con 2 figli, di uno e 3 anni. Stava rientrando in Italia dal Belgio, racconta Grimaldi, ma, "visto che aveva delle denunce pendenti, è stata prontamente arrestata". "Lei avrebbe diritto ai domiciliari, ma vivendo in un campo rom, questo non è possibile. La legge prevede infatti che non si possano concedere se si vive in prossimità di altri che già li stanno scontando. Così, resta in carcere anche lei con figli troppo piccoli per vivere in quelle condizioni".

 

Questi bambini, spiega Grimaldi, non dovrebbero trovarsi dietro le sbarre e "chiediamo al governo e alla maggioranza di tornare indietro sul veto che hanno posto alla proposta di legge delle opposizioni che puntava a tutelare le madri detenute". In Commissione Giustizia della Camera, infatti, il centrosinistra, lo scorso 23 marzo, fu costretto a ritirare la pdl che dava la possibilità alle donne con figli entro i 3 anni di stare in case famiglia anziché in carcere. Il centrodestra, ricordano Grimaldi e Serracchiani, "invece di votare il provvedimento" (come fecero nella precedente legislatura dove passò in un ramo del Parlamento) all'ultimo momento cambiò idea e presentò emendamenti "decisamente peggiorativi del testo", come quello che prevedeva la perdita della patria potestà in caso di recidiva o come quello che, modificando l'art.146 del codice penale, stabiliva che non ci fosse più il differimento della pena per donne incinte o con figli più piccoli di un anno. Come previsto ora dalla legge.

 

 

Ritirata la pdl, il governo non rinunciò a modificare l'art.146 e ripresentò la norma in un ddl, noto come 'pacchetto sicurezza' che però, approvato il 16 novembre in Cdm, non è "mai arrivato in Parlamento", come denuncia Serracchiani che parla di "giallo". "Il ddl del governo, da novembre ad oggi, è stato annunciato solo la scorsa settimana alla Camera - dichiara, - ma non è stato ancora assegnato in Commissione. Abbiamo chiesto di poter leggere il testo, ma ci è stato detto che non ce ne sono di disponibili. Un vero mistero".

 

Nell'attesa, incalza Grimaldi, "lanciamo un appello a Nordio anche per riportare alla legalità la Casa Circondariale di Torino: 1.448 detenuti su una capienza massima di 1.118".

 

I dati

 Le donne attualmente in carcere con figli, secondo gli ultimi dati del ministero della Giustizia (dicembre 2023), sono 20, di cui 9 italiane e 11 straniere. Le strutture che ne ospitano di più sono in Campania e in Lombardia.

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