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Torino, il commesso trasferito: "Discriminato perché volevo fare il Ramadan"

Aimen Makhlouf, dipendente di Eurospin, è stato trasferito più lontano. "Ora per andare al lavoro dovrò fare 80 chilometri"

Torino, il commesso trasferito: "Discriminato perché volevo fare il Ramadan"

Aimen Makhlouf, 30enne di origine tunisina, ha lavorato per otto anni all'Eurospin di Orbassano (Torino). Ogni giorno percorreva 50 chilometri per raggiungere il supermercato e da un paio di anni lavorava anche di notte per vigilare sui fornitori che scaricano la merce. Ora però di chilometri dovrà percorrerne ancora di più:  l'azienda ha deciso di trasferirlo per "punizione". La sua colpa è quella di aver chiesto di poter essere esonerato dal turno di notte nel periodo del Ramadan. "Ho lavorato per anni senza mai una lettera di contestazione, mi aspettavo un riconoscimento, invece sono stato discriminato", ha detto il commesso.

"Avevano già minacciato di trasferirmi lontano quando ho chiesto un innalzamento di livello visto che il ruolo di supervisore che mi hanno assegnato non mi compete - ha detto il 30enne a Repubblica - Mi avevano riso in faccia. Allora ho chiesto almeno di non farmi fare la notte durante il Ramadan, loro sanno che sono musulmano. Come risposta mi è arrivata una lettera con la nuova destinazione: adesso dovrò fare 80 chilometri per andare al lavoro". 

Per Aimen Makhlouf il problema del Ramadan si è posto quando l'azienda gli ha chiesto di fare i turni di notte. "Finché lavoravo solo di giorno,  il problema era limitato: è ovvio che ero più stanco perché non mangiavo né bevevo per tutta la giornata e per questo chiedevo turni più leggeri, che compensavo in altri periodi con carichi di lavoro maggiori. L'anno scorso la questione non si è posta perché sono riuscito a prendere le ferie in quel periodo". E ammette amareggiato: "Mi aspettavo un riconoscimento per il mio lavoro, invece sono stato punito e discriminato: non penso che riuscirò io a cambiare le cose in un’azienda così grande. Mi batterò per evitare il trasferimento, ma per fortuna ho un contratto a tempo indeterminato e continuerò ad andare a lavorare. Ma sono solidale con i precari, che devono dire sempre di sì perché altrimenti rischiano il posto". 

Il suo caso è seguito dalla Fisascat-Cisl che ha interessato anche la consigliera alle Pari opportunità per affrontare la questione.

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