Thailandia, la shitstorm contro Carolina: "Diecimila messaggi, ma a Bangkok non ci sono mai stata | Mi sono sentita violata"
L'incubo di Carolina Di Vico, scambiata dal web per una delle ragazze del video virale sulla metro di Bangkok: minacce di morte e attacchi anche agli amici
© Tgcom24
Non si trovava sulla metro sopraelevata di Bangkok, in mezzo al gruppo di ragazzini italiani finiti nella bufera mediatica per aver preso a male parole una passeggera che aveva chiesto loro di abbassare la voce. Anzi, Carolina Di Vico in Thailandia non c'è nemmeno mai stata. Eppure centinaia di messaggi di odio sono stati recapitati - via social o mail - proprio sul cellulare della studentessa 23enne. "Non sei ancora morta?", "maiale", "sappiamo dove studi", "tr**a": questo il tenore di molti messaggi. Il linguaggio varia: dal thailandese, all'inglese fino a un italiano "correggiuto" da traduttore online.
Gli insulti via social
"All’inizio pensavo fosse una fake news. Stavo finendo la tesi quando hanno cominciato a chiamarmi gli amici e il mio fidanzato. Instagram era bloccato, forse per le segnalazioni", ha raccontato Carolina Di Vico sulle pagine del Corriere della Sera. "Apro la mail e trovo migliaia di messaggi. “Divorami, str...”, “il tuo fidanzato ha l’Hiv”, “hai vent’anni e ne dimostri quaranta”. Più traducevo e più quell’onda diventava pesante". La giovane, studentessa di Comunicazione all'Università Iulm di Milano, non si arrende di fronte a questa improvvisa shitstorm. Nonostante sia sorpresa e disorientata, inizia a rispondere ai messaggi: "Continuavo a scrivere: non sono io, sono a Milano, in Thailandia non sono mai stata. Mi rispondevano “bugiarda del ca...”. Facevo notare che sono più bionda e replicavano che avevo usato l’intelligenza artificiale per cambiare il colore dei capelli". Tutto perché una delle ragazze riprese nel video portava occhiali con una montatura simile.
Gli insulti sotto ai post del maneggio e del fidanzato
Ma non sono stati solo gli insulti a ferire la 23enne italiana. Gli utenti thailandesi hanno infatti avviato un lavoro di scavo nel passato della giovane, andando a riprendere foto vecchie di sette anni: "Guardavano i braccialetti, i lineamenti, le fotografie anche del passato. Non so da dove sia partita la falsa identificazione. So dove è arrivata: sul mio telefono, nella mia università, tra i miei amici, nella mia vita. Forse hanno utilizzato un software di riconoscimento facciale, l’IA o la sua versione più rudimentale e altrettanto pericolosa: migliaia di persone che confrontano immagini e scambiano una somiglianza per un’identità. Mi sono sentita violata. Come se dovessi dimostrare la mia innocenza davanti al mondo".
I "diecimila" sms e la denuncia: "Non c'entro nulla"
Alcuni sono addirittura arrivati a modificare tramite l'IA dei vecchi scatti: "Hanno preso una fotografia in costume del 2019 e mi hanno trasformata in un meme con il corpo di un maiale. Negli ultimi mesi ho perso dieci chili, con uno sforzo enorme. Prendo la sertralina per l’ansia: lascio immaginare come mi sono sentita". Hanno scovato la sua passione per i cavalli, e hanno iniziato a bombardare i post della scuderia in cui cavalca e quelli in cui Carolina aveva taggato il suo fidanzato e altri amici: "Il maneggio si è comprensibilmente svincolato per non essere trascinato nella tempesta. Altri hanno dovuto togliere i tag perché cominciavano a essere bersagliati".
I messaggi non volevano finirla di far vibrare il telefono, secondo la 23enne ne saranno arrivati circa diecimila: "A un certo punto mi ha chiamata l’università. Mi sono vergognata tantissimo, benché non avessi fatto nulla". Poi Carolina Di Vico ha deciso di denunciare alla polizia postale: "Sono riuscita a recuperare l’account e ho cancellato solo certe cose: voglio conservare messaggi, minacce, screenshot. Studio Comunicazione e sento il dovere di ricostruire il quadro intero. I ragazzi sul treno hanno responsabilità precise. Io nessuna. La gogna digitale comincia dove finisce il dubbio. Nella tempesta è più comodo seguire l’onda e punire anziché fermarsi a capire e verificare".
