A "Diario del Giorno"

Sorelle scomparse, la zia che le nascondeva: "Mi sento usata, pensavo di fare una cosa a fin di bene"

La donna interviene, in diretta, a "Diario del Giorno", smentendo anche alcune notizie circolate: "Non è vero che le bambine erano segregate"

23 Giu 2026 - 16:21
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 © Da video

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"Ora come ora, sì, mi sento usata. Non sapevo sarebbe andata a finire così". C’è amarezza nelle parole di zia Sofia, parente della madre di Sarah e Alisya Di Giacinto, le due sorelle di 12 e 16 anni allontanatesi dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, e ritrovate nella serata di domenica 21 giugno a Formia, proprio nell’abitazione della donna. Nonostante la delusione per quanto accaduto, zia Sofia precisa di non provare pentimento per aver accolto le bambine.

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"Mi avevano detto che le bambine volevano andare con la mamma, quindi pensavo di fare una cosa a fin di bene", racconta la donna in diretta a "Diario del Giorno". Secondo la sua versione, l’accordo era che la madre delle piccole sarebbe andata a riprenderle appena possibile per poter stare nuovamente con loro.

"Sapevo che le cercavano, ma non mi sono preoccupata, non pensavo a niente", prosegue zia Sofia, spiegando di essersi fidata di quanto le era stato raccontato. "Anche perché stavano qui tranquille, come se fossero a casa loro”.

La donna smentisce inoltre le ricostruzioni secondo cui Sarah e Alisya sarebbero state tenute rinchiuse nella sua abitazione. "Non è vero che erano segregate, a casa erano libere. Le porte sono sempre state aperte", afferma. Ammette però che le bambine non potevano allontanarsi dall’appartamento: "Al bar non potevano andare, perché la madre aveva detto che dovevano rimanere dentro casa. Anche loro lo sapevano, erano d’accordo con lei".

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Per quanto accaduto, la donna è indagata, mentre è stato disposto il fermo di tre persone: la madre delle ragazze, Valentina D’Acunto, il compagno della donna, Vincenzo Esposito, e il padre della stessa D’Acunto, nonno delle bambine. I tre si trovano attualmente in carcere con l’accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.