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Palermo, eritreo scambiato per il trafficante di migranti Mered: scarcerato

Dopo tre anni di processo, la Corte dʼAssise ha messo fino alla drammatica vicenda di Medhanie Tesfamariam Bere

A causa di un errore è stato scambiato per il "generale" Mered, a capo di un'organizzazione criminali che gestisce il traffico di migranti. Ma ora la Corte d'Assise di Palermo ha scritto la parola "fine" alla drammatica vicenda dell'eritreo Medhanie Tesfamariam Bere che, dopo l'arresto nel 2016 in Sudan, per tre anni è stato sotto processo in Italia. L'uomo è stato comunque condannato per favoreggiamento, ma i giudici ne hanno disposto la scarcerazione.

Traffico migranti, eritreo scambiato per schiavista

La tesi dello scambio di persona era stata sostenuta in tutto il processo dall'avvocato Michele Calantropo, difensore dell'imputato, che aveva chiesto anche l'esame del Dna. I giudici l'avrebbero accolta facendo cadere l'accusa principale, quella di associazione per delinquere finalizzata al traffico dei migranti contestata al "generale", come veniva definito dai trafficanti, e condannando l'imputato solo per un episodio relativo al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina nei confronti di due persone. L'accusa, sostenuta in aula dai Pm Gery Ferrara e Claudio Camilleri, aveva chiesto la condanna dell'imputato a 14 anni di reclusione.

Il processo nasce da un'inchiesta della Procura di Palermo sui trafficanti di uomini. I pm cercavano da anni quello che ritenevano uno dei capi dell'organizzazione che gestiva la tratta, conosciuto dall'autorità giudiziaria italiana come Mered Yehdego Medhanie, nome che potrebbe essere uno degli alias usati dal "boss". Fu la National Crime Agency brittanica a dare agli italiani l'informazione che il ricercato si trovava a Khartum, in Sudan. Gli inquirenti sudanesi e inglesi accertarono che aveva in uso più utenze cellulari una delle quali, intercettata dai magistrati palermitani, risultò collegata ad alcuni trafficanti di uomini che vivevano in Libia.

Secondo la Procura di Palermo, l'analisi delle telefonate fate con il cellulare in uso all'eritreo avrebbero confermato i sospetti degli investigatori: nel corso di diverse conversazioni, infatti, si parlava di traffico di migranti. L'indagato ha sempre negato che fosse suo il cellulare sequestrato e il suo legale ha sostenuto che il suo assistito si chiamasse in realtà Medhanie Tesfamariam Bere, un falegname che si trovava in Sudan con l'intenzione di raggiungere le coste africane per imbarcarsi per l'Europa e che, dunque, ci fosse stato un clamoroso errore di persona.

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