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Sea Watch: "In Libia non riportiamo nessuno", ma Salvini vieta lʼingresso

Autorizzato lo sbarco solo per 10 migranti dopo il controllo sanitario. La portavoce italiana della Ong racconta: "I profughi ci hanno raccontato di detenzioni e vessazioni inenarrabili"

E' ancora a 15 miglia dall'isola di Lampedusa, da due giorni in acque internazionali, la nave Sea Watch 3 con a bordo 52 migranti. Ma per dieci di loro le autorità italiane hanno autorizzato lo sbarco. "Le persone a bordo ci hanno raccontato di aver trascorso lunghi periodi di detenzione in Libia e di aver subito vessazioni inenarrabili", ha raccontato la portavoce della Ong Giorgia Linardi. "Noi - ha aggiunto - non li riporteremo lì".

Salvini firma il divieto di ingresso per la nave - Intanto il ministero dell'Interno Matteo Salvini ha "firmato il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane, come previsto dal nuovo Decreto Sicurezza". "Ora il documento sarà alla firma dei colleghi ai Trasporti e alla Difesa: stop ai complici di scafisti e trafficanti!", ha affermato Salvini.

Anche Trenta e Toninelli firmano il divieto - Come annunciato dal vicepremier della Lega anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta e quello delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli hanno controfirmato il provvedimento che vieta l'ingresso, il transito e la sosta nelle acque italiane alle Sea Watch 3 emesso dal Viminale. 

Controllo sanitario a bordo e sbarco autorizzato per 10 migranti - L'autorizzazione allo sbarco a Lampedusa è stata data, dopo i controlli medici, nei confronti di dieci migranti: si tratta di tre minori, tre donne di cui due incinta, due accompagnatori e due uomini malati. I migranti verranno trasferiti con una motovedetta della guardia costiera.

Commissione Ue: "La Libia non è un porto sicuro" - Dall'altra parte però interviene anche la commissione Ue, con la sua portavoce Natasha Bertaud, che dice riguardo al caso: "Tutte le navi con bandiera europea devono seguire le regole internazionali e sulla ricerca e salvataggio in mare, che significa che devono portare le persone in un porto che sia sicuro. La Commissione ha sempre detto che queste condizioni non ci sono attualmente in Libia". E ancora: "Non commentiamo i commenti fatti da un ministro, ma in generale la Commissione non ha le competenze per decidere se e dove una nave può sbarcare le persone. Questa è una questione sotto la responsabilità del Centro nazionale di coordinamento di soccorso marittimo (Mrcc), che ha in carico le operazioni".

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