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Migranti, la Libia offre un porto | Ma Sea Watch: "Non sbarcheremo i naufraghi a Tripoli, non è sicuro"

"Riportare indietro le persone soccorse, farle imprigionare e torturare è un crimine", afferma lʼong tedesca. Salvini replica: "Sono loro che li stanno sequestrando"

La Sea Watch ha fatto sapere che non farà sbarcare in Libia i 52 migranti soccorsi mercoledì al largo del Paese africano. "Tripoli non è un porto sicuro", ha riferito l'Ong, rispondendo alla disponibilità della guardia costiera libica di accogliere i naufraghi nella capitale. "Riportare le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare è un crimine. E' vergognoso che l'Italia promuova queste atrocità", ha affermato Sea Watch.

La risposta del capitano della Sea Watch 3 - Alla guardia costiera libica, che indicava alla Sea Watch 3 Tripoli come porto dove sbarcare i migranti soccorsi, la nave umanitaria ha risposto picche. In una comunicazione postata su Twitter e diretta alla Marina libica, il capitano della Sea Watch 3 fa presente che la nave "batte bandiera olandese ed è obbligata ad aderire alle leggi olandesi ed internazionali riguardanti la ricerca e soccorso di persone in mare".

"Siamo obbligati a trasportare le persone soccorse in un posto sicuro" - E, secondo le norme, "noi siamo obbligati a trasportare le persone soccorse in un posto sicuro"; ma un posto dove "le persone soccorse sono sotto una fondata minaccia di persecuzione o maltrattamento non può essere considerato un porto sicuro secondo la legge internazionale del mare". Dunque, ha aggiunto, "non possiamo sbarcare le persone soccorse in un porto libico né indirettamente ad un'altra nave diretta in Libia".

"Chiediamo un'opzione di sbarco che assicuri la salvezza dei migranti" - A Tripoli, ha proseguito il comandante della Sea Watch 3, "dopo lo sbarco i migranti vengono portati nei centri di detenzione dove essi affrontano arbitraria e illimitata detenzione, dove i diritti umani di base non sono rispettati e dove è ampiamente documentato che essi sono esposti ad alto rischio di abuso, incluso maltrattamenti, tortura, lavori forzati, sfruttamento sessuale". Il capitano ha dunque chiesto che sia fornita un'opzione di sbarco che assicuri "la salvezza dei migranti, senza ulteriormente prorogare il loro viaggio in mare".

Slavini: "La Sea Watch li sta sequestrando" - Replicando alla ong tedesca, il vicepremier Matteo Salvini ha dichiarato: "La Sea Watch non vuole portarli in Libia? Allora spieghi perché ha chiesto a Tripoli un porto sicuro. E perché, dopo la risposta positiva, ha atteso per ore davanti alla costa africana. Aveva il via libera allo sbarco, l'atteggiamento della Sea Watch sembra un vero e proprio sequestro di persona per motivi politici. Polemizza col Viminale sulla pelle degli immigrati".

"Nave illegale, mette a rischio la vita degli immigrati" - E in precedenza il ministro dell'Interno aveva detto: "La nave illegale, dopo aver imbarcato 52 immigrati in acque libiche, si trova ora a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa, a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta. Le autorità libiche hanno assegnato ufficialmente Tripoli come porto più vicino per lo sbarco. Se la nave illegale ong disubbidirà, mettendo a rischio la vita degli immigrati, ne risponderà pienamente".

Direttiva per diffidare la nave ad entrare in acque italiane - Arriva poi una nuova direttiva firmata da Salvni per diffidare la Sea Watch dall'ingresso in acque italiane. Il provvedimento chiede alle autorità di polizia di vigilare affinché il comandante e la proprietà della nave "si attengano alle vigenti normative nazionali ed internazionali" e, nel caso la Sea Watch 3 provi, come in passato, ad entrare in acque nazionali, intimino il divieto di ingresso e transito.

Ong pronta a querelare il vicepremier | Lui: "Uuuhh che paura" - La ong, intanto, si appresta a querelare Salvini per diffamazione a mezzo stampa. Immediata la replica su Facebook del vicepremier: "Gli abusivi della ong mi querelano??? Uuuhh, che paura. Per gli scafisti e i loro complici, i porti italiani sono e rimangono chiusi".

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