PER EFFETTO DEL CALO DELLA QUOTA DI FINANZIAMENTO

Sanità, fondazione Gimbe: "Tra il 2023 e il 2026 tagli invisibili per 18,8 miliardi"

Si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per finanziare la sanità senza gravare sui cittadini

07 Ott 2026 - 14:35
 © Istockphoto

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Nonostante sia nominalmente cresciuto, dal 2023 al 2026 il fondo sanitario ha perso quasi 19 miliardi di euro per effetto della contrazione della quota di finanziamento in rapporto al Pil. In pratica secondo il nono rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale realizzato da Fondazione Gimbe, negli ultimi tre anni il finanziamento sanitario è aumentato, ma la sua incidenza sul PIL è diminuita; se fosse rimasta al livello del 2022, il SSN avrebbe avuto circa 18,8 miliardi di euro aggiuntivi. Per il futuro le cose non sembrano cambiare e si prevede che per il prossimo triennio saranno necessari 32 miliardi aggiuntivi per finanziare la sanità senza gravare sui cittadini. Sono alcuni dei dati salienti del rapporto presentato nella mattinata di mercoledì presso la sala della regina della Camera dei Deputati.

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Il motivo del calo

 Nel periodo 2023-2026, illustra il rapporto, il fondo sanitario nazionale è aumentato di 17,5 miliardi di euro, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 miliardi nel 2026. Se però il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese lo scenario cambia: nel 2022 il fondo sanitario rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l'eccezione del 6,14% del 2026. Questo calo ha prodotto una perdita "virtuale" per la sanità di 18,8 miliardi. "Il finanziamento nominale è certamente aumentato ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn", spiega il presidente Gimbe, Nino Cartabellotta. "È il fenomeno dei 'tagli invisibili': non tagli nominali, ma risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fsn/Pil del 2022".

Il nodo inflazione

 A rosicchiare ulteriormente le risorse per la sanità, inoltre, è intervenuta l'inflazione, che ha praticamente annullato la crescita nominale di 37,5 miliardi del Fondo sanitario tra il 2010 e il 2026. Per il futuro, secondo Gimbe, le cose non sembrano cambiare. Nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica, approvato il 2 ottobre, si prevede per il prossimo triennio una spesa sanitaria in aumento in termini nominali, ma in calo o stabile in rapporto al Pil col risultato che il fabbisogno sanitario potrebbe superare di 32,3 miliardi le risorse destinate al Fondo Sanitario dice Gimbe. "Poiché spetta allo Stato garantire il finanziamento dei Lea il nodo è capire con quali risorse verrà colmato questo divario", commenta Cartabellotta. "In assenza di ulteriori stanziamenti, ricadrà interamente sui bilanci delle Regioni, che per mantenere i conti in ordine - conclude - avranno due sole possibilità: aumentare le imposte o tagliare i servizi. In entrambi i casi, il costo ricadrà ancora una volta sui cittadini".

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