Nuova audizione nell'inchiesta condotta dalla procura di Larino sulla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne, Sara Di Vita. Un'amica di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, è stata ascoltata per circa quattro ore negli uffici della squadra mobile di Campobasso. La donna, professoressa di matematica dell'Istituto agrario di Riccia, è un'amica d'infanzia dell'uomo e una persona a lui particolarmente vicina. L'insegnante, già ascoltata dagli inquirenti in più occasioni, è stata convocata come persona informata sui fatti ma non risulta indagata. Le domande che le sarebbero state rivolte avrebbero riguardato in particolari i suoi rapporti con Gianni di Vita e con sua moglie, Antonella. Secondo quanto si apprende, infatti, la relazione interpersonale tra le due donne sarebbe stata difficile tanto da essere arrivata al punto in cui le due non si rivolgevano più la parola.
Le indagini
L'audizione rientra negli approfondimenti investigativi sui rapporti e sulle relazioni personali delle persone più vicine alla famiglia Di Vita, uno dei filoni sui quali si sta concentrando l'attività della squadra mobile di Campobasso, coordinata dalla procuratrice Elvira Antonelli. Nelle prossime ore dovrebbe essere ascoltato anche il marito della professoressa, tecnico di laboratorio nello stesso Istituto agrario di Riccia. La scuola è già entrata nell'inchiesta dopo che dagli accertamenti informatici è emerso che da alcuni computer presenti nell'istituto sarebbero state effettuate ricerche e richieste di informazioni sulla ricina, il veleno responsabile della morte di madre e figlia. Per ricostruire l'origine e la riconducibilità di alcune tracce telematiche sono stati attivati anche canali di cooperazione internazionale. L'inchiesta resta a carico di ignoti per l'ipotesi di duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico.
