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Sarebbe il secondo episodio in pochi mesi, dopo che lo scorso 21 marzo erano stati esplosi numerosi colpi di kalashnikov contro il deposito dell'azienda
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Si ipotizza una nuova intimidazione ai danni della Sicily by Car: è la pista al vaglio degli inquirenti, dopo l'incendio che la notte tra martedì e mercoledì, a Villagrazia di Carini, in provincia di Palermo, ha coinvolto diverse auto parcheggiate nel piazzale del nuovo showroom aperto dall'imprenditore Tommaso Dragotto appena 20 giorni fa. Una decina le vetture distrutte, e altrettante quelle investite dalle fiamme e danneggiate: secondo una prima stima, il bilancio dei danni è oltre il mezzo milione di euro. Sulla vicenda sono in corso gli accertamenti dei carabinieri: sarebbe il secondo episodio intimidatorio ai danni dell'imprenditore nel giro di pochi mesi, dopo che lo scorso 21 marzo erano stati esplosi numerosi colpi di kalashnikov contro il deposito dell'azienda a Palermo.
"Abbiamo visto le immagini dei sistemi di videosorveglianza", ha detto Dragotto a proposito dell'accaduto, aggiungendo: "Ci sono tre giovani che scavalcano la ringhiera, gettano benzina sulle auto e fuggono via. In tre minuti hanno dato fuoco alle auto. Comunque, io non mi piego e nessuno è venuto mai a chiedermi qualcosa, e non avranno mai alcunché da me. Ribadisco, non mi è arrivata alcuna richiesta e se dovesse arrivare non avranno mai nulla - ha aggiunto - sono molto sereno e lieto della solidarietà che sto ricevendo in queste ore". "Se questo è un modo per costringermi a 'presentarmi' dai mafiosi non lo farò mai", ha detto l'imprenditore 88enne dell'autonoleggio, noto per le sue iniziative anche benefiche e per le sue campagne di promozione in tutta Italia. "Se lo possono dimenticare. Non darò un solo euro, ho una storia limpida e non pago la mafia".
Quanto a eventuali richieste di denaro, Dragotto ha ribadito a Repubblica: "Zero, nessun contatto. Lo sanno i carabinieri e lo sanno in procura. Se l’avessi ricevuta sarei andato subito a palazzo di giustizia per denunciare. La situazione è la stessa di marzo". E respinge anche l'ipotesi di richieste ai suoi dirigenti: "Non può essere, sono tutte persone di mia assoluta fiducia che se fossero stati avvicinati, me lo avrebbero subito riferito. Io e l’azienda non abbiamo mai avuto contatti con gli emissari del pizzo". In merito alla possibilità che i due fatti possano essere collegati, l'imprenditore ha spiegato ancora al quotidiano: "Ora l’episodio di marzo ha una spiegazione chiara. La sparatoria di San Lorenzo è collegata con l’apertura di questa nuova struttura. L'abbiamo appena inaugurata, è un centro che dà lavoro e che contribuisce allo sviluppo di questa comunità. Sono certo che dia fastidio a qualcuno. Ma, lo ribadisco, io non me ne curo. Non scendo a patti con i mafiosi".
A proposito di come pensa di difendersi, aggiunge: "Sto valutando di dotare ogni mia sede e ufficio di vigilanza armata giorno e notte. Soprattutto per garantire la sicurezza dei miei dipendenti. Fino a ora gli attentati sono avvenuti di notte quando non c'era nessuno, ma viste le modalità potrebbero anche agire di giorno". Ai suoi dipendenti, racconta, ha detto "che non siamo soli, che lo Stato è dalla nostra parte, che continueremo a fare il nostro lavoro senza paura. In queste ore sono arrivati tantissimi attestati di solidarietà. Istituzioni, sindacati, associazioni di categoria, tutti si sono stretti a noi. Questa è la migliore risposta in attesa che la magistratura e le forze dell’ordine prendano i responsabili".
Tante le reazioni e la solidarietà di esponenti politici, associazioni imprenditoriali e sindacati per Tommaso Dragotto. Il presidente della Regione Renato Schifani si è recato nella sede dell'azienda incontrando l'imprenditore: "Sono voluto venire a testimoniare di persona la vicinanza della Regione a Tommaso Dragotto, titolare di un'azienda oggetto di intimidazioni criminali. In un momento in cui si registra un aumento di episodi inquietanti ai danni di imprese del territorio, è necessario che le istituzioni dimostrino in modo concreto la loro presenza e la Regione vuole fare la propria parte, come ho voluto dimostrare personalmente oggi. Rigettiamo con decisione ogni atto che rischi di far ripiombare la Sicilia in un passato oscuro e che vanifichi gli sforzi che la società civile siciliana e le stesse istituzioni compiono quotidianamente".