Il delitto

Omicidio patron TelePordenone, confessa il collaboratore fermato

Loriano Bedin era stato alle dipendenze di Mario Ruoso per oltre 40 anni. Continuano le indagini per accertare il movente

05 Mar 2026 - 17:35
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"Sì, sono stato io". Con queste parole il 67enne Loriano Bedin, storico collaboratore del patron di TelePordenone, Mario Ruoso, ha confessato di averlo ucciso. L'uomo, che era stato fermato nella notte e condotto in Questura a Pordenone, ha ammesso le proprie responsabilità davanti agli investigatori. Bedin era stato assunto nei primi anni Ottanta dall'emittente televisiva e vi aveva lavorato fino al 2024, quando TelePordenone aveva cessato le trasmissioni cedendo le frequenze. Anche dopo la chiusura dell'attività, i rapporti tra i due erano rimasti e frequenti: secondo quanto emerso dalle indagini, il 67enne continuava a svolgere diversi incarichi per Ruoso, 87 anni, diventando di fatto una sorta di tuttofare. Al termine dell'interrogatorio, avvenuto alla presenza del suo legale, per Bedin è scattato il fermo con l'accusa di omicidio volontario. Determinanti per l’individuazione di Bedin le telecamere di sorveglianza di un’attività commerciale. Le indagini proseguono per chiarire movente e dinamica del delitto. Non si esclude il movente di tipo economico. I vigili del fuoco hanno ritrovato la spranga utilizzata per l'omicidio in un corso d'acqua. 

"Mario Ruoso è stato ucciso con un corpo contundente alla testa", aveva dichiarato il procuratore Pietro Montrone, nel dare la notizia. Smentita la partecipazione di un complice, circolata nelle scorse ore: "C'è un solo soggetto fortemente indiziato del reato", aveva fatto sapere il magistrato. A ritrovare il corpo in casa dell'imprenditore, giovedì, era stato il nipote, Alessandro Ruoso. L'imprenditore era andato al lavoro fino al giorno prima nella sua concessionaria di automobili. I collaboratori, non vedendolo arrivare in ufficio come al solito e non ricevendo risposte al telefono, hanno allertato il nipote: "Il portoncino blindato era chiuso e la chiave di riserva non era nel posto convenzionale in cui la lasciamo proprio per situazioni di emergenza. Ho tuttavia provato a forzare la serratura e sono riuscito ugualmente a entrare: Mario era steso a terra in un lago di sangue", ha raccontato Alessandro Ruoso ai microfoni di Tv12. La morte risalirebbe a quel mattino, secondo una prima ispezione cadaverica svolta dal medico legale Antonello Cirnelli.

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